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Daniela Scherrer/ paviaSarà la tentazione di entrare a scuola un'ora dopo o uscire un'ora prima. O semplicemente disinteresse. O forse una società sempre più laica le famiglie sempre meno praticanti. Tra i mille perché che si cercano di trovare, la certezza è che l'ora di religione a scuola riceve sempre meno adesioni. In provincia di Pavia si contano sessantamila studenti delle scuole medie superiori, di cui sedicimila non frequentano l'ora di religione. Oltre il 26 per cento, con un incremento di due punti percentuali rispetto all'anno scorso quando i giovani che non frequentavano l'ora di religione erano il 23.59 per cento: quasi uno su quattro. Il nostro territorio è il sesto in Lombardia per numero di astenuti. A Pavia città la percentuale di astensione è decisamente alta, superiore alla media provinciale visto che arriva al 36%. Quasi la stessa cifra riguarda anche Vigevano, mentre a Voghera scende decisamente e si attesta intorno al 23%. Il record appartiene a San Zenone Po, dove l'astensione arriva al 45%, seguito da Villanterio e Pieve Porto Morone, ambedue sul 41%. Al contrario i paesi che si segnalano per una fuga rimasta ancora contenuta sono quelli di Santa Maria della Versa (quasi prossima allo 0%) e Canneto Pavese, ma anche Cura Carpignano, Torre d'Isola, Montalto e Canneto Pavese fanno registrare assenze attestate fra il 2 e il 3%. Differenze insomma quantomai significative anche all'interno della provincia di Pavia, spiegabili però anche con l'assenza di scuole superiori da alcune località. È infatti tra gli studenti più grandi, per i quali un'ora in più per ripassare fa la differenza, che l'astensione diventa più importante. A 41 anni dalla revisione del concordato, che ha reso facoltativa la presenza, la grande fuga è comunque soprattutto tra gli studenti del Nord. L'Italia, anche in questo caso, è divisa in due: al Nord il calo è più pronunciato, mentre nelle regioni del Sud l'ora di religione è ancora piuttosto frequentata. Se guardiamo agli ordini di scuola, il salto maggiore si registra nel passaggio fra la secondaria di primo grado e il primo anno della secondaria di secondo grado, dove non sono più i genitori a scegliere ma gli studenti. Sopra la media generale si colloca la scuola dell'infanzia (con l'87,69% di avvalentesi), quella primaria (l'88,13%) e la media (con l'85,15%). Al di sotto si colloca la scuola superiore, che comunque registra un lusinghiero 78,03% di avvalentesi. Un certo peso ce l'ha l'aumento degli alunni con cittadinanza non italiana, ma sarebbe sbagliato pensare che chi proviene da altre culture o tradizioni religiose non sia interessato, anche perché non sono pochi quelli che invece la scelgono. Inoltre resta sempre allettante, per gli studenti più grandi, la possibilità loro riconosciuta di uscire dalla scuola o di entrare più tardi quando la lezione è alla prima ora. Capita ancora, inoltre, di incontrare una conoscenza parziale di questa disciplina, come se fosse un'ora di catechismo o una proposta rivolta solo ai credenti, invece di quello che è per statuto: uno spazio di cultura e di educazione rivolto a tutti, svolto «nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni», come prevede la legge. E in questo contesto una particolare attenzione va rivolta anche alla figura e alla formazione dell'insegnante di religione cattolica a cui è chiesto di essere all'altezza delle sfide attuali sia dal punto di vista della formazione specifica circa i contenuti religiosi dell'insegnamento, sia in relazione alla didattica e ai linguaggi che necessitano di costante aggiornamento. --