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paviaPer contrastare il fenomeno del chemsex hanno unito le forze, per la prima volta, i Serd pavesi e Arcigay Pavia "Coming-Aut". Il Servizio per le dipendenze di Asst ha incontrato nei giorni scorsi l'associazione che si batte per i diritti e il benessere della comunità Lgbti+ del territorio pavese e, con lei, ha stabilito di mettere nero su bianco un protocollo per arginare il fenomeno. Questo per due motivi. Il primo: anche se la pratica può riguardare ogni orientamento sessuale, nasce in origine all'interno della comunità gay maschile, che è quindi particolarmente preparata e attenta sull'argomento. Il secondo, invece, riguarda la difficoltà riscontrata dai canali istituzionali nell'individuare le persone che necessitano aiuto: acquistando le droghe su internet, parlandosi attraverso app e poi incontrandosi in contesti privati, coloro che praticano chemsex non lo fanno certo alla luce del sole, e una presenza capillare sul territorio come quella di "Coming Aut" può essere più efficace in questo senso. come funziona la collaborazioneNegli incontri che si sono svolti finora tra le due realtà, medici e volontari hanno deciso di stipulare a breve un protocollo di collaborazione fattiva: «Quello che intendiamo mettere per iscritto - spiega Niccolò Angelini, presidente di Arcigay Pavia "Coming-Aut" - è un accordo di invio bilaterale. Nel senso che se dovessero arrivare qui da noi, ai nostri sportelli, persone con questo tipo di dipendenza (o con altri tipi di dipendenze, visto che l'accordo nasce per questa pratica ma non è esclusivo) noi possiamo occuparci della prima accoglienza e di dare loro supporto umano, ma possiamo anche inviarli alla struttura dedicata perché affrontino al contempo un percorso medico. Questo stesso principio vale anche al contrario: i soggetti presi in carico dal punto di vista sanitario dal Serd possono venire anche qui da noi, dove troveranno momenti di incontro e socializzazione. Qui, se ci fossero i numeri, potremmo istituire sia dei gruppi di supporto tra pari condotti da noi che gruppi terapeutici condotti dagli psicologi del Serd». Insomma, l'idea è di mettere in piedi un progetto capace di intervenire a 360 gradi sul problema, per evitare che la pratica del chemsex mini ogni aspetto della vita di chi lo pratica. esclusione sociale«Queste persone - aggiunge Angelini - corrono un serio rischio di esclusione sociale, perché spesso si avvicinano a questa pratica proprio per sentirsi accettati, e vivere la loro sessualità in maniera libera e disinibita. Peccato che poi per alcune di queste persone (non tutte) diventi al contrario una limitazione nel riuscire a vivere pienamente la loro vita (sessuale, ma non solo) senza fare uso di droghe. Ecco perché è importante innanzitutto conoscere bene gli effetti delle diverse sostanze, ma anche cogliere i campanelli d'allarme, e cercare di intervenire prontamente con un supporto che sia al contempo medico, pratico ed emotivo. Noi, per tutto questo, siamo a disposizione». --s.sim