La legge di bilancio 2026 e il maxi-emendamento

È arrivato ieri in commissione Bilancio al Senato il nuovo maxi-emendamento del governo alla Manovra 2026, con le misure per le imprese che inizialmente si pensava di inserire in un decreto ad hoc. Continua, dunque, come sempre a Natale, il balletto degli emendamenti e la corsa del Parlamento per approvare la legge di bilancio prima della fine dell'anno e così evitare l'esercizio provvisorio. Quello che per il secondo anno di fila, invece, affronteranno i cugini francesi, visto che venerdì il Premier Lecornu ha annunciato che non c'è un accordo nella maggioranza e che dunque ogni discussione riguardo alle legge di bilancio per il 2026 è rinviata al nuovo anno. Un'altra brutta notizia per Macron, la cui popolarità è gravemente compromessa a causa dei gravi problemi in cui versano le finanze pubbliche d'oltralpe, con un rapporto debito/PIL che negli scorsi giorni ha toccato il record storico negativo del 117%. Nell'eurozona, solo Grecia e Italia fanno peggio, con rapporti debito/Pil sopra il 135%.Ma torniamo, per l'appunto, ai problemi di casa nostra. Il testo del maxi-emendamento accoglie alcune sollecitazioni provenienti dal mondo delle imprese. E infatti contiene risorse per crediti d'imposta, Transizione 5.0, Zes e l'ampliamento della platea delle imprese private tenute al versamento del contributo per il Tfr e di adesione alla previdenza complementare. Entrano inoltre in Manovra il via libera alle modifiche sugli affitti brevi e i dividendi, l'iperammortamento, il raddoppio della Tobin tax, la tassa sui pacchi, e il voucher per le scuole paritarie così come la possibilità per i Comuni di esentare queste ultime dall'Imu. Non meno rilevante risultano l'introduzione di un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare dal 1° luglio 2026 per i neo-assunti del settore privato, ma con la possibilità per gli interessati di rinunciarvi entro 60 giorni, e il rifinanziamento degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina. Salta, invece, l'anticipo della pensione di vecchiaia con fondi complementari e si riducono i fondi per il pensionamento dei lavoratori precoci. Il che ha fatto affermare a Elly Schlein, in una conferenza al Senato, che "sulle pensioni si consuma il più alto tradimento delle promesse elettorali di Meloni". Ciò in quanto il maxiemendamento sopprime una norma introdotta dalla legge di Bilancio dello scorso anno, cancellando la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo. Il problema, però, come certamente non sfugge alla Schlein, è che la popolazione italiana continua a invecchiare come nessun'altra al mondo, sicché per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico bisogna fare tutti sacrifici. Il vero punto di attenzione - che è sfuggito sinora al dibattito pubblico - è che questo passo indietro (in effetti, piuttosto clamoroso se si ragiona in termini di coerenza con quanto il Governo aveva fatto solo lo scorso anno) promette di realizzare nei prossimi anni risparmi sulla spesa pensionistica davvero modesti, e cioè fino a 130,8 milioni nel 2035.Il che dovrebbe, per un verso, rendere evidente anche ai più distratti quanto grave sia in Italia la situazione delle finanze pubbliche (130 milioni di risparmio sono davvero una goccia nel mare del fabbisogno annuale), e per altro verso indurre almeno gli intellettualmente onesti ad apprezzare il coraggio di un Governo che, per una buona causa, seppure dagli effetti davvero modesti, torna responsabilmente sui suoi passi e si mette in condizione di essere aspramente criticato dalle opposizioni su un tema sensibile come le pensioni. --*Professore Ordinario e Prorettore della Luiss Guido Carli