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Maria Fiore / PAVIAL'inchiesta su presunte irregolarità negli appalti per la manutenzione del verde (diserbo dei marciapiedi della città e pulizia delle sponde della Vernavola, ma anche i lavori ai giardini del castello di Mirabello) si avvia a diventare un processo. La procura, attraverso il pm Stefano Civardi, chiede il processo per cinque persone, a cominciare dall'imprenditore agricolo Alberto Marchesi, 57 anni, che deve rispondere di diversi reali fiscali, e per Giovanni Biolzi, il dirigente comunale all'Urbanistica che fino a qualche mese fa aveva anche la responsabilità del Verde pubblico, poi revocata. La procura contesta al dirigente irregolarità in tre commesse assegnate dal Comune di Pavia a due imprese e poi subappaltate alle ditte di Marchesi senza un contratto. L'udienza preliminare davanti alla giudice Daniela Garlaschelli, che dovrà decidere se rinviare a giudizio gli imputati come chiede la procura o proscioglierli, è fissata per il 17 febbraio. Il ruolo dell'imprenditoreMarchesi (difeso dall'avvocato Marco Casali), che è coinvolto anche nel filone sul parco Moruzzi, oltre ai subappalti irregolari in alcuni interventi di manutenzione del verde deve rispondere anche di evasione fiscale e di compravendite sospette di immobili, come il complesso in via Case Nuove de' Canonici, che sarebbe stato intestato in modo fittizio da Marchesi a un familiare e venduto per 405mila euro: una parte del ricavato, oltre la metà, sarebbe finita su un conto svizzero.Gli altri imputatiRischiano il processo anche la funzionaria comunale Gigliola Santagostino (difesa da Yuri Lissandrin), all'epoca responsabile della procedura di appalto per il Comune di Pavia e il titolare della ditta piacentina Agri Ds Srl, Stefano Daprà (avvocata Alessandra Cogni), che aveva preso in appalto i lavori, poi girati in buona parte a Marchesi. Imputato anche Angelo Paveri, 50 anni, (è difeso da Alberto Assanelli), direttore di alcuni lavori finiti nel mirino degli inquirenti. Gli appalti nel mirinoLe contestazioni comuni a tutti gli imputati riguardano tre interventi, per circa 140mila euro: due per il diserbo dei marciapiedi, strade, piste ciclabili della città e il terzo per la pulizia delle sponde della Vernavola. Lavori assegnati a una ditta piacentina ma poi, secondo gli accertamenti della procura, eseguiti per buona parte da Marchesi. La Finanza ha riscontrato alcune irregolarità (ancora tutte da provare) nell'esecuzione dei lavori. In primo luogo le commesse sarebbero state subappaltate a Marchesi senza un contratto e di questo sia la responsabile della procedura che Biolzi sarebbero stati, secondo la Procura, al corrente. In secondo luogo Marchesi per almeno due lavori, quelli del diserbo, avrebbe emesso fatture con una causale secondo l'accusa fittizia (perché sempre uguale), incassando così dal Comune di Pavia 42mila euro circa per il primo intervento e 37mila euro per il secondo intervento. Il terzo intervento, che riguardò la pulizia delle sponde della Vernavola, nel tratto di via Molino tre Mole, fu assegnato per 49.500 euro alla Corilicola Pavese, riconducibile a Marchesi, e poi subappaltati sempre a una ditta di Marchesi per 37mila euro.Inoltre per alcuni interventi Marchesi, non appena emesse le fatture e ottenuto il pagamento, avrebbe versato denaro su conti dei familiari. I parenti (non indagati) dell'imprenditore compaiono nei capi di imputazione anche in relazione alla vendita di alcuni immobili a loro intestati, per l'accusa, in modo fittizio per evitare il pignoramento, e poi rivenduti. Una parte del ricavato della compravendita, circa 250mila euro, sarebbe stato trasferito su un conto in Svizzera, mentre 50mila euro sarebbero finiti su un conto acceso al casinò di Saint Vincent. Un capitolo di accuse a Marchesi riguarda poi il Consorzio forestale da lui presieduto fino alla liquidazione, nel 2021. --