Venditti, il Riesame annulla ancora il sequestro di computer e cellulari

Andrea Morana / PaviaIl Tribunale del Riesame di Brescia ha deciso, di nuovo, la restituzione dei dispositivi elettronici sequestrati a Mario Venditti. Per l'ex procuratore aggiunto di Pavia, indagato per corruzione in atti giudiziari nel corso delle indagini del 2017 su Andrea Sempio nell'ambito del delitto di Chiara Poggi, è il terzo annullamento del decreto di sequestro nell'ultimo mese. Il primo, il 17 ottobre, era sempre nel filone su Garlasco; il secondo, il 7 novembre, riguardava il "Sistema Pavia". Per quest'ultimo il Riesame ha pubblicato le motivazioni del dissequestro, negando l'esistenza di elementi che sostengano le accuse di corruzione e peculato contro Venditti e l'ex pubblico ministero di Pavia, ora in forza a Milano, Pietro Paolo Mazza.Difetti motivazionaliNel motivare il sequestro di dispositivi informativi l'accusa deve indicare delle parole chiave da utilizzare come criterio di selezione per la ricerca di materiale da intercettare. Una lista che in questo caso non c'è. È questa la circostanza che ha portato il Riesame ad annullare il decreto dello scorso 24 ottobre.In quella data il pubblico ministero aveva specificato che le tante persone coinvolte nelle conversazioni e l'incapacità di intercettare foto, video o «linguaggi criptici» non permettevano di individuare delle chiavi di ricerca. Giustificazione che non è bastata per confermare il sequestro. Un «difetto motivazionale» che sancisce la restituzione dei dispositivi a Venditti, ma anche ai due ex carabinieri della sua squadra di polizia giudiziaria, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, che non rientrano comunque tra gli indagati. Il Tribunale ha inoltre espresso perplessità sulla «perimetrazione temporale» dei dati da analizzare. Il pm aveva chiesto di acquisire materiale dal 2014, quando Venditti era stato nominato procuratore aggiunto a Pavia, fino a oggi. Una richiesta ritenuta eccessiva, dato che l'accusa di corruzione in atti giudiziari risale a fatti avvenuti nel febbraio del 2017.L'altra indagineL'ex procuratore aggiunto di Pavia è indagato anche nell'ambito dell'inchiesta sul "Sistema Pavia". Lui e l'ex pm Mazza sono accusati di corruzione e peculato. In questo filone erano stati loro sequestrati dei dispositivi informatici, poi restituiti dopo l'annullamento del decreto da parte del Riesame lo scorso 7 novembre. Una decisione per cui il Riesame ha pubblicato ieri le motivazioni e dove emergen che non c'è alcuna evidenza del fatto che i due abbiano compiuto «atti contrari ai doveri d'ufficio volti a favorire il privato».Per l'accusa gli indagati avrebbero beneficiato di diversi favori, tra cui pranzi offerti al ristorante "Lino" e vendita di auto a prezzo di favore, in cambio dell'appalto esclusivo alla società Esitel per il noleggio degli strumenti di intercettazione e a Cr Service del noleggio di auto, che sarebbero state utilizzate anche fuori orario di servizio. Per il Riesame Esitel non aveva l'appalto esclusivo, essendole stato affidato il 46 per cento delle intercettazioni. Inoltre nelle motivazioni si specifica che «l'unica evidenza investigativa di atti contrari ai doveri d'ufficio va in senso negativo», in riferimento a una testimonianza per la quale Venditti si sarebbe opposto alla richiesta di far avere a D'arena (titolare di Esitel) un permesso per la Ztl. «La decisione ha ristabilito la verità con ragionevolezza ed equilibrio», hanno commentato dalla difesa di Mazza gli avvocati Massimo Dinoia e Fabrizio Testa. --