Violentata dal vicino di casa Si fa il confronto del Dna

Maria Fiore / PAVIAHa riconosciuto nel vicino di casa il suo violentatore, senza alcun tentennamento, e anche se la sua testimonianza vale più di mille indizi servono altre analisi per chiudere il cerchio. Questa mattina al laboratorio della polizia scientifica in via Fatebenefratelli a Milano saranno eseguiti esami tecnici e di genetica forense, quindi del Dna, nell'ambito dell'indagine sulla violenza sessuale subita dalla studentessa di 19 anni nella sua abitazione in centro la mattina del 6 ottobre. L'esame riguarda alcuni oggetti repertati nella casa, tra cui un cuscino e il telo che copriva il divano dove è avvenuto lo stupro. Per la violenza è in carcere a Torre del Gallo il vicino di casa, un giovane di 29 anni. La confessione e la testimonianzaL'indagato, difeso dall'avvocato Massimiliano Noscardi, rischia una condanna pesantissima: davanti al giudice Pasquale Villani aveva ammesso i fatti, ma per chiudere l'inchiesta il magistrato ha disposto altri accertamenti. Si cerca il Dna dell'indagato sugli oggetti repertati nell'abitazione. In attesa dell'esito degli accertamenti e poi del processo il 29enne resterà in carcere, a Torre del Gallo: il giudice non ha intravisto alcuna possibilità di concedere gli arresti domiciliari, proprio per la gravità del gesto e per il pericolo che l'indagato possa commettere altre violenze. Anche se l'indagato ha confessato, la vittima lo ha riconosciuto subito e la polizia lo ha fermato a pochi metri dall'abitazione in cui è avvenuta la violenza, le analisi genetiche sono necessarie per chiudere le indagini: il materiale biologico repertato sugli oggetti sarà confrontato con il Dna dell'indagato. L'agguatoIl 29enne, magazziniere in un centro di articoli per la casa, si era trasferito non molto tempo fa nell'appartamento del palazzo nella zona dell'Università, dove è avvenuta la violenza. Così la vittima, arrivata nell'alloggio appena una decina di giorni prima. Lei e il 29enne si erano quindi visti pochissimo, un saluto veloce nel cortile o all'uscita dei loro appartamenti, che sono sullo stesso piano del condominio. Quella mattina di oltre un mese fa, poco prima delle 9, la giovane era in casa da sola, perché il fidanzato che abita con lei era appena uscito per andare al lavoro. Il vicino di casa, che alcuni giorni prima era stato sorpreso a spiare la coppia dalla finestra del bagno, ha seguito i movimenti della vittima e del suo ragazzo nell'alloggio accanto e quando ha capito che lei era rimasta sola ha suonato il campanello. Quando la giovane gli ha aperto lui indossava una specie di telo da mare legato come una vestaglia. La 19enne non l'ha fatto entrare e quando lui le ha chiesto se avesse del latte da prestargli per la colazione lei lo ha invitato ad aspettare sulla soglia, che sarebbe andata a controllare nel frigo in cucina. La porta però è rimasta socchiusa. Uno spiraglio che è bastato al vicino per avere accesso all'alloggio e sorprendere la ragazza alle spalle. La violenzaLa vittima non è riuscita a difendersi in alcun modo, anche a causa di un recente intervento al ginocchio da cui stava ancora cercando di riprendersi. Lui l'ha scaraventata sul divano. Quindi ha abusato di lei. Due, tre minuti. Un tempo interminabile. Lei ha urlato, ha chiesto aiuto. Durante la violenza ha anche provato a prendere il telefono per chiamare il suo fidanzato e sua madre, senza riuscirci. Ma è riuscita a comporre il 112 proprio mentre lui si allontanava dall'appartamento. Gli agenti della volante lo hanno sorpreso che era ancora vicino al palazzo. Alla vittima hanno mostrato la sua foto e lei lo ha riconosciuto, senza alcun dubbio. --