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PAVIA I risicoltori lomellini e pavesi sono impegnati nelle operazioni post raccolto e nella ripresa delle quotazioni nelle borse merci, ma la preoccupazione diventa massima se lo sguardo è rivolto a Bruxelles. Lo spauracchio è, da anni, il medesimo: le importazioni di riso a dazio zero dal Sudest asiatico, per cui in questi giorni la filiera sta chiedendo a gran voce a Bruxelles di rivedere il meccanismo di salvaguardia automatica noto come Sistema di preferenze generalizzate (Spg). la battagliaIn primi fila ci sono Ente nazionale risi, le organizzazioni agricole e i produttori sia europei (Ferm) sia italiani (Airi), guidati dal presidente Mario Francese, amministratore delegato di Euricom e presidente di Curti di Valle Lomellina. La presidenza della Commissione ha proposto di introdurre un dazio di 175 euro a tonnellata al superamento di una soglia di importazione calcolata sulla media degli ultimi tre, cinque o dieci anni, con un coefficiente di incremento compreso tra il 22% e il 55%. È inoltre previsto un regime "de minimis", che escluderebbe l'attivazione della clausola per i Paesi meno sviluppati, le cui esportazioni non superino il 6% del totale delle importazioni della Ue. Al contrario, la filiera italiana vuole impedire la concessione di soglie (circa 95mila tonnellate stimate) ai Paesi meno avanzati che storicamente esportano piccoli quantitativi verso l'Ue. Il settore concorda sulla necessità di fissare una soglia di 200mila tonnellate, base riso lavorato, per le importazioni totali: qualsiasi incremento applicato dalla presidenza Ue alla soglia base di 200mila tonnellate, come livello che provoca un danno alla risicoltura comunitaria dalle importazioni dai Paesi meno avanzati a dazio zero, non dovrà superare il 5%. «La posizione unitaria - commenta Natalia Bobba, presidente dell'Ente nazionale risi - è un risultato di fondamentale importanza, che dimostra la maturità e la coesione di tutta la filiera. La soglia di 200mila tonnellate non è un numero arbitrario, ma il punto di equilibrio tra le esigenze del mercato e la sostenibilità della nostra produzione, che sta faticosamente riprendendosi dopo anni difficili a causa di siccità e alluvioni. Non possiamo accettare - aggiunge Bobba - quantitativi superiori e, in particolare, rifiutiamo la clausola "de minimis" come limite minimo al di sotto del quale la salvaguardia automatica non potrà essere attivata». preoccupazione delle categorieLa preoccupazione di Confagricoltura è riassunta in una lettera inviata ai ministri degli Affari Esteri Antonio Tajani e dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. «Adottare questi parametri - dice Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia - significherebbe spostare il limite di attivazione della clausola tra 600mila e circa 800mila tonnellate rendendo inefficace il meccanismo di tutela e aggravando la situazione economica dei produttori europei». Per Cia-Agricoltori italiani servono «dazi aggiornati, clausola di salvaguardia automatica e snella contro le importazioni incontrollate, e Pac attenta alle imprese per tutelare settore nel mercato globale». «Fra l'altro - spiega Carlo Alberto Zucchella, presidente di Cia Pavia - i dazi Usa rischiano di penalizzare i risi di fascia alta come quelli da risotto, mentre il trattato con il Mercosur potrebbe introdurre fino a 60mila tonnellate di riso coltivato con fitofarmaci da anni vietati in Europa». Allarme anche da Coldiretti Pavia: «Le importazioni selvagge di riso straniero fanno crollare i prezzi di quello italiano, ormai al di sotto dei costi di produzione». --Umberto De Agostino