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Cosa hanno in comune tre località assai diverse e lontane come Siziano, nella nostra provincia, il borgo di Birsfelden, nei dintorni di Basilea, e il comune di Camphin-en-Carembault, nella regione Hauts-de-France? Hanno in comune il fatto che i loro territori, collocati nelle periferie di importanti metropoli, sono strozzati dal flusso di veicoli che, diretti verso la grande città, li attraversano nelle ore mattutine. È il caso dei pendolari che percorrono la Vigentina per immettersi nella SP 40 Binaschina. Che la loro meta sia Milano o le stazioni ferroviarie della S13, lasciare le code della Vigentina "tagliando" per Siziano -- ma inondandone così le vie, tutt'altro che adatte al grande traffico -- pareva fino a poco tempo fa un'alternativa praticabile, seppur assai penalizzante per gli abitanti del paese attraversato. Era un modo per guadagnare pochi ma preziosi minuti, dentro giornate che, come ben sanno i pendolari della nostra provincia, devono sommare al fardello del lavoro una quasi eguale fatica in gravosi e malagevoli spostamenti (visto anche lo stato del trasporto pubblico).Il miraggio dell'"opzione b", alternativa alle code sulle grandi arterie, ovviamente non riguarda e non penalizza solo le tre località citate. Nell'ultimo anno sono infiniti gli articoli che segnalano decine, centinaia di esempi: località sparse in tutta Europa che, nelle ore mattutine, vedono le loro vie prese in ostaggio proprio dall'"opzione b". Buona parte di questi articoli spiegano che quanto sta accadendo, in dimensioni ben più vaste che in passato, ha una causa precisa. Lo chiamano "l'effetto Waze". Waze -- per chi non lo sapesse -- è un'applicazione mobile gratuita di navigazione stradale sviluppata dalla start-up israeliana Waze Mobile e acquistata successivamente da Google. È basata sul concetto di crowdsourcing: gli algoritmi che suggeriscono i percorsi più brevi e più veloci sono alimentati in tempo reale dalle scelte stesse che, in simultanea, stanno compiendo le moltitudini di guidatori che utilizzano l'applicazione. Tutta questa sofisticata tecnologia, apparentemente così "partecipativa", ha però un handicap, indicato da diverse ricerche: se più del 20% degli automobilisti che usano l'app sceglie il percorso alternativo suggerito, questo finisce per trasformarsi in un inferno autostradale.Non solo le strade secondarie si intasano e i problemi di traffico diventano più gravi di quelli che l'automobilista voleva evitare, ma le località investite dal flusso -- per fare un esempio a noi vicino, Siziano -- rischiano in breve un grave scadimento nella qualità della vita dei loro abitanti. Non a caso, i provvedimenti che recentemente ha preso il Comune di Siziano sono pressoché analoghi a quelli che tante altre località europee, investite dall'"effetto Waze", hanno adottato negli ultimi mesi. Il tutto pone il problema -- che non può più essere ignorato né dalle moltitudini né dagli stessi "decisori" -- del modo in cui le tecnologie digitali, e le applicazioni che ne derivano, impattano sulle nostre comunità e sulle nostre abitudini quotidiane. Un tema su cui sarebbe tempo di prendere consapevolezza, traendone meditate ponderazioni collettive.A meno di seguire l'esempio provocatorio -- e un po' beffardo -- dell'artista berlinese Simon Weckert, che tempo fa decise di percorrere le strade della sua città trainando un carrellino con novantanove smartphone collegati a un'applicazione di navigazione (non è chiaro se Waze o Google Maps). Per gli algoritmi, il procedere di Weckert equivaleva all'avanzata di una colonna di automobilisti: un ingorgo da cui fuggire verso opzioni alternative. Così, la strada si è miracolosamente fatta libera, proprio lungo il percorso scelto da questo coriaceo avversario di Waze e di tutti i suoi fratelli. --