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Maria Fiore / PAVIAL'analisi sui telefonini, che doveva partire oggi, è congelata. A far slittare la copia dei cellulari dell'ex pm Mario Venditti, indagato insieme a Giuseppe Sempio per corruzione, è la mossa del suo avvocato difensore, Domenico Aiello: ieri ha inviato alla Procura generale di Brescia la propria intenzione di chiedere una perizia davanti a un giudice terzo (con lo strumento dell'incidente probatorio), a garanzia delle operazioni. Lo scopo, come ha spiegato l'avvocato, è evitare che sui dispositivi dell'ex pm, con la copia forense integrale del contenuto, «siano compiute attività non decise e non presidiate da un giudice terzo, tenuto conto che la procura pare non abbia inteso adeguarsi al primo annullamento disposto il 17 ottobre dal Tribunale del Riesame». Dopo questo annullamento, infatti, i pm di Brescia avevano disposto un secondo sequestro. Non è l'unico fronte di attività della procura di Brescia: nell'indagine sul "sistema Pavia", per ricostruire i rapporti tra i magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria, sono entrati anche i tabulati telefonici degli ultimi sei anni, quindi dal 2019 a oggi, di 16 schede telefoniche dei tre carabinieri che facevano parte della squadra che ai tempi lavorava con lo stesso Venditti, e cioè Silvio Sapone, Giuseppe Spoto (entrambi non indagati) e anche Antonio Scoppetta, il carabiniere forestale condannato a 4 anni e mezzo nell'inchiesta Clean2.Diversi fronti di indagineNel caso dei telefonini, al centro di uno scontro tra difensori e pm di Brescia, si intrecciano diversi fronti di indagine. Quella sul "sistema Pavia" spinge gli inquirenti ad approfondire anni di dinamiche in procura e di rapporti tra Venditti (indagato insieme all'ex pm Paolo Mazza) e la sua squadra di ufficiali di polizia giudiziaria. Questo fronte riguarda le accuse di peculato e corruzione, in relazione alla gestione delle spese per le intercettazioni telefoniche e le auto per i servizi di indagine fornite dai fratelli Cristiano e Raffaele D'Arena. Ma Venditti è indagato anche per il presunto condizionamento dell'inchiesta del 2017 a carico di Andrea Sempio, sul delitto di Garlasco: secondo i pm di Brescia avrebbe ricevuto denaro, 20 o 30mila euro, per scagionare il figlio di Giuseppe Sempio, Andrea, archiviato per l'omicidio di Chiara Poggi per il quale oggi è ancora indagato. L'avvio dell'esame sul contenuto dei telefoni era fissato per oggi pomeriggio a Pinerolo, in provincia di Torino: l'incarico è stato assegnato all'ingegnere informatico Matteo Ghigo, che ha 45 giorni di tempo per la copia forense e altri due mesi per estrarre i dati, anche quelli cancellati. A questo punto, con la mossa del difensore di Venditti, i tempi si allungano. È solo l'ultimo atto dello scontro tra difesa e procura di Brescia, con al centro i dispositivi elettronici sequestrati il 26 settembre a Venditti, agli ex ufficiali e ai familiari di Sempio.Le norme sull'antiterrorismoSull'acquisizione dei tabulati telefonici, inoltre, sono state invocate le norme antiterrorismo. Emerge dalla richiesta presentata il 16 luglio al procuratore Francesco Prete su 16 utenze telefoniche intestate agli ex carabinieri della squadra di Venditti a Pavia, cioè l'ex responsabile della polizia giudiziaria, Silvio Sapone, il maresciallo Giuseppe Spoto e Antonio Scoppetta. I carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno chiesto di attivare quanto previsto in materia di «conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico» dalla legge italiana del 2017 che ha recepito la direttiva europea sulla lotta e il «contrasto del terrorismo, anche internazionale». Una mossa per poter agire in deroga al «codice in materia di protezione dei dati personali» e poter acquisire quindi i tabulati degli ultimi 6 anni invece che gli ultimi 2 anni. Un arco temporale che comunque coprirebbe solo fino alla metà del 2019, oltre 2 anni dopo la prima archiviazione di Sempio chiesta il 16 marzo 2017 da Venditti con la pm Giulia Pezzino . --