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Il ricordoLa signorina Magninobibliotecaria perfettaQuante amiche, amici, estimatori si era conquistata Maria Teresa Magnino in tanti anni di fedele, puntuale 'servizio' in qualità di bibliotecaria della Facoltà pavese di Lettere e Filosofia? Parliamo di anni ormai molto lontani, e il 'mondo' di regole e persone cui lei apparteneva resta affidato alla memoria rersidua e inevitabilmente sempre meno folta dei suoi coetanei, professori ma soprattutto studenti di quegli anni difficili. Oltre che, s'intende, all'Archivio storico dell'Ateneo, peraltro inevitabilmente poco incline a commuoversi al ricordo di quella buona e brava ragazzina che, immaginabilmente col tacito avallo del suo tanto più conosciuto fratello, eccellente professore di Latino e Greco al Classico di Pavia, era arrivata a 'servire' la Facoltà cominciando, beninteso, dalla gavetta, in una struttura di tutt'altro che facile gestione, compressa com'era tra le necessità (e le pretese) dei cattedratici capi d'Istituto e i doveri di servizio alla comunità degli utenti - in primo luogo studenti - che più o meno assiduamente la frequentavano. Gli uni e gli altri - maestri e allievi - in larga parte persuasi che la Biblioteca, con quel che la sostanziava - libri, in primis, ma altresì gli stessi locali che li contenevano - fossero cosa loro. Tanto avanti spinta, quest'idea, da arrivare - gli studenti - a occupare anche di notte quei locali, valendosi della non comune magrezza di una di loro, capace di passare attraverso le sbarre di un'inferriata. Mentre, sull'altro versante, la solerzia del direttore scientifico della Biblioteca - il magro, piccolo, ardito professor Tibiletti - fermava la moria di libri che cattedratici suoi colleghi ritenevano cosa più o meno loro, portandoseli a casa 'saltando' le normali procedure di prestito.Se, a Pavia, pur interessata da un movimento studentesco tutt'altro che 'pacifico', non si arrivò agli eccessi d'altre sedi, la ragione prima ho sempre pensato ne andasse cercata certo nelle dimensioni della realtà accademica interessata in essa avendo, peraltro trovato modi di espressione tolleranti quanti ne portavano la responsabilità. In quegli anni agitati, la signorina Magnino servì come meglio non si sarebbe potuto, dal suo posto di combattimento, in prima linea, studenti e professori, avendo il conforto sia del direttore sia della stessa Preside della Facoltà, Enrica Malcovati, senza dimenticare un eccellente aiutante - Renzo Quoex - che nella Resistenza, a Pavia, era stato personaggio di spicco.Come Maria Teresa riuscisse a tenere la barra dritta in quella navigazione procellosa più delle parole conta forse il sorriso che il lettore della "Provincia" ha certo notato nella foto riprodotta. Ed era poi quel che più colpiva chi aveva l'occasione di incontrarla in città, sino a quando almeno le fu possibile muoversi. Le difficoltà si susseguivano e quel che più aveva amato - il lavoro in biblioteca, con quell'incarico conclusivo che molto l'aveva impegnata : la catalogazione della biblioteca personale del Rettore Plinio Fraccaro passata all'Ateneo - appartenne infine a un tempo definitivamente superato. E fu sempre più difficile incontrarla. Ma aveva - e gli amici lo sapevano - una grande, inesauribile risorsa: una fede cristiana profonda. Che a tutti i guai che la perseguitavano - di salute ma non solo - consentiva di guardare con quel sorriso - dolce e sicuro - che le illuminava il viso, attestato anche dall'immagine riprodotta dalla "Provincia". E così continueremo a farne memoria.Giulio Guderzo. PaviaIl casoUn pensieroa CelestinaIn merito al ritrovamento, a dieci anni dalla morte, della signora Celestina Vacchini di San Giuliano Milanese, vorrei esprimere un commento molto, ma molto controcorrente. La signora viveva in modo indipendente senza dover dipendere da nessuno. Con quanto c'è al mondo: mariti violenti o prevaricatori, vicini litigiosi o molesti, parenti serpenti, eredi petulanti, non mi sembra una scelta di vita solitaria tanto negativa la sua. A suo tempo è morta, a casa sua, e senza che nessuno arrivasse subito a chiuderla in una bara e a seppellirla sottoterra. Si è lentamente consumata nella sua amata casa, dove ha trascorso, a suo modo serenamente, tutta la sua esistenza nell'Universo della realtà. Saluti, signora Vacchini, e dall'alto dei cieli continui a guardare con sdegnosa superiorità a tutte le tragedie (tante), e anche alle bellezze (poche) della vita.Franco Zanaboni. VistarinoRifiutiQualche domandasulla raccoltaUna richiesta di spiegazioni a Sangalli e Teknoservice che raccolgono l'immondizia lomellina. Ma le stoviglie monouso sono biodegradabili? Quindi vanno smaltite con l umido e non con la plastica? E invece, vero che non vanno usati sacchetti del supermercato in quanto biodegradabili per buttare la plastica? Matthew Drago. Frascarolo