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Maria Fiore / GARLASCONel nuovo filone aperto dai pm di Brescia, sull'ipotesi di corruzione in atti giudiziari, sono indicati come testimoni. Gli ex avvocati di Andrea Sempio - indagato nell'inchiesta bis sul delitto di Garlasco -, Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi, saranno sentiti sul giro di denaro che i genitori dell'indagato sostengono di aver consegnato, tra dicembre 2016 e gennaio 2017, proprio ai legali «per prendere le carte» di un fascicolo ancora secretato, che comprendeva la consulenza del perito Pasquale Linarello, nominato dalla difesa di Alberto Stasi. Su questo punto i pm hanno già sentito l'ex consulente del 37enne, Luciano Garofano, il quale ha riferito di avere ricevuto le carte della consulenza (che servì a Garofano a fare una propria relazione, mai però depositata) dalla difesa del giovane. «Mi sono domandato se la documentazione ottenuta dai legali - ha spiegato - fosse detenuta legalmente e non si trattasse di documentazione coperta da segreto». Anche Scoppetta testimoneIn questo filone potrebbe essere presto sentito anche il carabiniere forestale Antonio Scoppetta, condannato a 4 anni e mezzo nell'ambito dell'inchiesta Clean2. Scoppetta si occupò di installare le cimici nell'auto di Sempio, nell'indagine del 2017, indagine che secondo i pm di Brescia sarebbe stata condizionata: l'ex pm di Pavia Mario Venditti è indagato con l'ipotesi di avere preso soldi per favorire l'archiviazione, che arrivò dopo tre mesi di indagine. Per i nuovi difensori di Scoppetta, Giorgio Bertolotti e Riccardo Magarelli, «il collegamento tra il suo nome e l'indagine sul delitto di Garlasco è molto flebile, si sta montando un castello senza fondamenta». Gli avvocati ritengono «ostile l'ambiente di Pavia in cui si indaga su Scoppetta» e non escludono di poter «chiedere uno spostamento dell'inchiesta sul loro assistito a Brescia». Scoppetta è attualmente imputato nei procedimenti Clean 1 (è stato appena rinviato a giudizio) e Clean 2 (si prepara a fare appello), per i reati di rivelazione di segreti d'ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, atti persecutori e induzione indebita a dare promettere utilità. I difensori insistono: «Non c'è alcun collegamento tra le indagini connesse al delitto di Garlasco e Scoppetta, il cui unico intervento è consistito nell'accompagnare, nella giornata dell'8 febbraio 2017, il tecnico incaricato dalla Procura a posizionare il dispositivo elettronico per l'intercettazione ambientale nell'auto dell'allora indagato Andrea Sempio». Sulle modalità dell'intervento gli avvocati precisano che «le operazioni ebbero inizio al tramonto e dunque, non in pieno giorno. Inoltre, la cimice fu posizionata di fronte al luogo di lavoro dell'interessato e non presso la sua abitazione». --