Senza Titolo
Silvio Puccio / paviaDopo l'ennesima aggressione in pronto soccorso a Vigevano, l'ordine degli infermieri conta sull'aiuto alla prefettura: «I pronto soccorso della provincia stanno fungendo sempre più da catalizzatori cronici del disagio sociale e della aggressività: tale fenomeno a mio modo di vedere è inaccettabile», dice Matteo Cosi, presidente provinciale di Opi (ordine delle professioni infermieristiche). Gli infermieri sono una delle categorie professionali più colpite da episodi di aggressività, violenza o fisica negli ospedali della Lombardia e, dopo la devastazione di sabato al pronto soccorso lomellino (dove un 35enne ha sfondato i vetri della sala triage) gli operatori della provincia si aspettano ulteriori sforzi per scongiurare il ripetersi di questi episodi. «Ai colleghi di Vigevano va la mia solidarietà. Dopo quest'ultimo caso, ho chiesto alla prefettura un tavolo di confronto allargato ai principali Comuni, ai direttori degli ospedali e alle forze dell'ordine, perché il clima di fragilità sociale che è una delle cause degli episodi di violenza richiede l'impegno di tutti gli enti». Alla richiesta di incontro, l'ordine degli infermieri ha allegato alcune proposte da provare ad attuare sotto la regia della prefettura e con la collaborazione di amministrazioni e ospedali, nel tentativo di ridurre un fenomeno ormai radicato. «La forza non basta»La posizione dell'ordine degli infermieri sembra partire da un dato di fatto: con la contrazione dei servizi psichiatrici e di gestione delle dipendenze (che fanno quello che possono con le risorse che hanno), i pronto soccorso stanno diventando un collettore per l'assistenza ai pazienti complesse per via delle condizioni sociali, di salute o di dipendenza. Persone, in sintesi, che si trovano in stato di fragilità, che in certi casi sfocia in violenza contro gli operatori sanitari e le strutture ospedaliere. «Serve una risposta coordinata - aggiunge Cosi - per contenere la violenza contro gli operatori sanitari, la militarizzazione degli ospedali non risolve il problema. Le telecamere, le body cam e il potenziamento dei presidi di sicurezza sono di certo un aspetto necessario, ma non può essere l'unico: c'è bisogno di una rete sociale che sia capace di prevedere le potenziali condizioni di disagio, affrontandole per tempo». È per questo che la prima richiesta di Opi è l'istituzione di un tavolo di lavoro sulle aggressioni, con il coinvolgimento degli amministratori locali e i vertici ospedalieri, così da mettere a terra una filiera che protegga sia gli operatori che i pazienti stessi durante tutto il percorso di cura, dalla corsa in ambulanza alle dimissioni. La visione di Opi è basata sulla prevenzione: tra le iniziative avanzate dall'ordine provinciale, anche il riconoscimento precoce e informatizzato dei pazienti che - in passato - hanno già mostrato una tendenza all'escandescenza, così che il 118 possa allertare in anticipo le forze dell'ordine. «Se una persona che ha fatto abuso di alcol o sostanze arriva in pronto soccorso e picchia la gente - aggiunge il presidente di Opi - non siamo più di fronte a un'emergenza sanitaria ma a un problema di ordine pubblico. Allo stesso modo, le sale d'attesa dei pronto soccorso non possono essere rifugio per i senza dimora d'inverno: serve che i Comuni facciano la loro parte per trovare spazi idonei a queste persone». Un problema che, per essere risolto, richiede anche riorganizzazioni interne, prevedendo percorsi appositi per i pazienti più difficili e una presenza ininterrotta delle forze di polizia dentro gli ospedali, sostituite da sicurezza privata se i turni non coprono le 24 ore. Ma le proposte di Opi non si limitano al pronto soccorso: tra le altre cose, Opi invoca l'impiego dei vigili urbani per compiere ronde quotidiane all'interno delle Case di comunità, così da aumentare al percezione di sicurezza anche nelle strutture che si occupano di medicina territriale. «Come ordine che rappresenta 4.500 colleghi della provincia, sono certo che potremmo portare stimoli costruttivi, vista anche la collaborazione e l'impegno che la prefettura ha già dimostrato per contenere le aggressioni negli ospedali» conclude il presidente di Opi Pavia. --