Per ogni post-it una canzone Il concerto in piazza Vittoria

Valentina guaglianoneA Marcello Ubertone, piace raccontare storie. Le sue, o quelle degli altri, inventandole attraverso la musica. Originario di Rovigo, insegna songwriting all'Università IULM di Milano e, a giugno dello scorso anno, vedendo dei post-it attaccati alla lavagna che aveva in casa ha un'idea. Nasce così "Il concerto più piccolo del mondo", dove chi decide di assistere stacca un post-it con la frase che più preferisce e si siede, lasciandosi incantare dalle parole e dalla musica.Cosa succede quando qualcuno si avvicina, stacca un post-it e si siede?«Io canto la canzone collegata al pensiero scritto sul post-it che ha scelto. In quel momento, si crea una sorta di bolla: due sconosciuti, io e la persona che ha avuto la curiosità e il coraggio di sedersi, condividono per qualche minuto uno spazio di connessione e intimità».Nascono prima le canzoni o le frasi scritte sui post-it?«Le canzoni. Sono spesso pezzi narrativi come "La pianta grassa e il palloncino", in cui due personaggi apparentemente incompatibili trovano il modo di far funzionare la loro storia d'amore». Ci sono frasi che vengono scelte più di altre?«Sì, quelle che vengono staccate di più sono "L'amore si trova dove meno te l'aspetti" e "Ho bisogno di motivazione"».Che atmosfera si crea?«Dipende soprattutto da quanto la canzone si rivela giusta per quel momento e per quella persona. Anche quando non ci sono reazioni eclatanti, come lacrime o risate, riesco a notare se la canzone fa breccia. Quando questo accade, mi rimane addosso una bella sensazione: quella che in pochi minuti sia stato possibile svelarci l'un l'altro».Cosa cerca nel contatto con chi si ferma?«Oltre ad essere un modo per promuovere la mia musica, soddisfa una mia necessità primaria: quella di esprimermi in profondità trovando una connessione autentica, per quanto di breve durata possa essere, con un altro essere umano. Quando l'esperienza che canto nella canzone e quella che ha spinto la persona a prendere quel determinato post-it in una qualche misura coincidono, è come se entrambi ci sentissimo più compresi». Ha mai avuto incontri inaspettati o toccanti? «Sì, moltissimi. Una ragazza dopo aver sentito una canzone in cui si parlava di un bacio mi ha detto: "È nella canzone, quindi..." e mi ha baciato. Una volta un uomo che aveva appena perso il lavoro, dopo aver ascoltato "Passi", mi ha ringraziato con gli occhi lucidi e mi ha detto: "È esattamente quello di cui avevo bisogno. Ricomincerò a piccoli passi"». Cosa le ha insegnato, finora, questo progetto?«Il fatto che ogni giorno ci passano accanto universi inesplorati. E a volte bastano poche parole per scoprirli». Quali città ha visitato?«Oltre a Milano, dove lo faccio più spesso, Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Adria, Albarella, Chioggia, Bologna, Ferrara, Alessandria, Genova, Como, Buenos Aires e... Pavia».Tornerà presto a Pavia?«Si proprio oggi in piazza Vittoria, dalle 16 alle 22. Mi troverete lì, con la mia lavagnetta». --