Senza Titolo
Maria Fiore / GARLASCODopo mesi di apparizioni in tv, a parlare di sogni e sicari, non ha intenzione di rinunciare a un po' visibilità e a mettersi ancora in gioco. Anche adesso che Massimo Lovati non è più il difensore di Andrea Sempio, il commesso di 37 anni coinvolto nell'inchiesta bis sul delitto di Garlasco. Così ieri Lovati ha viaggiato fino a Tirana, in Albania, dove farà da testimonial a una clinica di cure dentali. «Se mi invitano in tv? Perché no, ci vado: ho conosciuto tante persone interessanti. In televisione c'è tanta cultura, di più che nei tribunali». La toga, però, viene ancora prima di tutto e il giorno prima dell'Albania era in viaggio in treno per Pistoia, per un processo. Lovati, è amareggiato dalla decisione di Sempio? Se l'aspettava? «Sono dispiaciuto, sarei rimasto a difenderlo e resto convinto della sua innocenza. Però la vita continua, non dobbiamo perderci d'animo. Ho ancora tante cose da fare e continuerò a difendere le persone». Ci dica la verità: che cosa ha spinto davvero il suo assistito a revocare il mandato? «Boh, non saprei. Forse il mio modo di rapportarmi con il procedimento e con l'autorità giudiziaria. Ho sempre mantenuto un atteggiamento di sincerità e non ho risparmiato critiche anche aspre ai magistrati che stanno indagando. L'ho fatto perché mi sentivo di farlo». La critica di un avvocato difensore dovrebbe essere legittima. «Ma per qualcuno evidentemente no. Però alla fine penso che ci siano stati anche altri motivi, non è che uno spiega proprio tutto quando decide di lasciare un avvocato». In questi mesi di apparizioni tv, con le sue uscite a volte sopra le righe, ha però raggiunto un obiettivo: spostare l'attenzione da Sempio su altro. Lo ha fatto uscire di scena. «Ma veramente in scena Andrea Sempio non ci è mai entrato. Sono otto anni che parlano di lui, eppure ancora contro di lui non sono emersi indizi veri».Come lo avrebbe difeso se fosse rimasto? Qual era il suo obiettivo?«Avrei cercato di ottenere una sentenza di proscioglimento al Gup, visto che non c'è niente, non ci sono elementi che possano condurre a un dibattimento, di questo sono ancora convinto».E il Dna sulle unghie di Chiara Poggi? «Un falso problema. Abbiamo già diversi consulenti che mettono in dubbio questo elemento, primo fra tutti De Stefano. Ora si parla di macchinari nuovi, altre tecnologie. Tutto molto opinabile, nulla di certo». Lei ora potrebbe essere chiamato come testimone, sia per l'inchiesta sul delitto che per quella in cui si ipotizza un condizionamento dell'indagine su Sempio nel 2017. Sa davvero qualcosa?«Ma va, non so niente. Ma secondo me la corruzione non c'è, non sta in piedi. Anzi, fa ridere».Esclude che qualcuno possa avere preso dei soldi quindi?«Ma perché? Per comprare qualcosa che era già in tasca? La notizia era infondata dall'inizio, non poteva che chiudersi con l'archiviazione. Se invece di Venditti ci fosse stato un altro magistrato sarebbe andata allo stesso modo. Inutile continuare a fare la caccia alle streghe». --