"Aragoste a Manhattan" tensioni sociali in cucina

Un film che trasforma il ritmo frenetico di una cucina newyorkese in specchio di tensioni sociali, personali e culturali. Stiamo parlando di "Aragoste a Manhattan", la pellicola diretta dal regista messicano Alonso Ruizpalacios che domani sera (ore 21:15) sarà presentata al Movieplanet di Parona per la rassegna "Altre Visioni" curata da Cristina Francese. Presentato in concorso al Festival di Berlino 2024, il film è ambientato interamente in una sola giornata e ci conduce dietro le porte del ristorante The Grill, vicino a Times Square. È una gigantesca macchina culinaria che serve migliaia di clienti - principalmente turisti - ininterrottamente. Tra fornelli, scale gerarchiche, padelle, soffritti, ordini e urla, si muovono personaggi di origine diversa, culture diverse, destini diversi.Al centro della storia ci sono Pedro (Raúl Briones), giovane cuoco messicano senza documenti, sogno nel cuore e rabbia nella bocca, e Julia (Rooney Mara), cameriera americana, fragile in amore quanto determinata nel volere indipendenza. Quando Julia scopre di essere incinta, Pedro spera che quella possa essere l'occasione per un futuro insieme, con il permesso di soggiorno che il proprietario Rashid sembra disposto a garantire. Ma le cose precipitano quando una somma scompare dalla cassa del locale: Pedro diventa il sospettato principale. Le tensioni, personali e collettive, salgono sino a sfociare in una crisi che scuote la comunità invisibile dei lavoratori immigrati. Tratto liberamente dalla pièce teatrale "The Kitchen" di Arnold Wesker (1959), il film di Ruizpalacios - che ha lavorato anni da lavapiatti e cameriere - offre uno sguardo lucido su mondi che spesso ignoriamo: le cucine industriali, i lavoratori invisibili, le relazioni sospese tra passioni e leggi, tra desiderio e costrizione. E diventa più che mai una metafora del capitalismo, dell'alienazione all'interno di un sistema che consuma risorse umane come materie prime. --gi. ar.