Senza Titolo
Maria Fiore / GARLASCOL'accusa a carico di Mario Venditti dovrà essere provata, ma per Giada Bocellari, avvocata della difesa di Alberto Stasi, insieme al collega Antonio De Renzis, una certezza c'è: «L'indagine del 2017 fu archiviata troppo in fretta, senza svolgere quegli accertamenti che noi ritenevano necessari e che oggi la procura di Pavia ha ritenuto di voler fare». Bocellari precisa che non si accorse di «anomalie in quell'inchiesta, ciò che ci stupì nell'archiviazione fu la velocità delle indagini, durate solo tre mesi, non il provvedimento in sé». Un'anomalia, in realtà, si verificò dopo: «Abbiamo avuto l'accesso al fascicolo, ma non agli audio originali delle intercettazioni, che ci furono negati per due volte. Ancora oggi non ho capito perché». «Il mio assistito è sconcertato»L'accusa a carico di Venditti, di avere ricevuto denaro per accelerare l'indagine a carico di Sempio e portarla verso l'archiviazione, ha colpito molti, per la gravità della contestazione, e si dice «sconcertato» anche Alberto Stasi, il fidanzato all'epoca di Chiara Poggi che sta finendo di scontare una condanna a 16 anni di carcere, diventata definitiva nel 2015. Stasi, che ha beneficiato della semilibertà, sta seguendo alla finestra e senza intervenire la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco decisa dalla procura di Pavia a gennaio di quest'anno. Potrebbe esserci una richiesta di revisione del processo? Per Bocellari «è ancora presto, bisogna attendere la conclusione delle indagini della procura di Pavia».Conclusione che potrebbe arrivare entro un anno dalla riapertura dell'inchiesta bis a carico di Andrea Sempio, quindi entro gennaio del prossimo anno. I tempi, comunque, dipenderanno anche da come procederanno gli accertamenti ancora in corso: oltre all'incidente probatorio manca anche la relazione della patologa forense Cristina Cattaneo, che dovrà riesaminare le cause della morte di Chiara Poggi, analizzando le carte che le sono state messe a disposizione. «Vicenda delicata»Ora, a distanza di 18 anni dal delitto e di otto anni dalla prima inchiesta a carico di Sempio, si "indaga" anche sulle "indagini" che riguardarono, nel 2017, il commesso di 37 anni e amico del fratello della vittima.«Eravamo consapevoli come difensori di Stasi che ponevamo alla procura di Pavia una faccenda delicata, una vera e propria patata bollente - ricorda l'avvocata di Stasi -. Non c'era scritto da nessuna parte che quell'indagine dovesse concludersi sicuramente con una richiesta di rinvio a giudizio. Non era facile perché c'era una sentenza passata in giudicato. Per questo non ci ha stupito il provvedimento di archiviazione, ma la velocità delle indagini sì». Gli audio originaliTra le ipotesi contenute nel filone di indagine a carico di Venditti c'è quella che le intercettazioni siano state trascritte in modo parziale e che degli audio originali solo una parte sia finita nel brogliaccio. Tra i passaggi tagliati, secondo la procura di Brescia, c'è quello in cui i genitori di Andrea Sempio, Daniela Ferrari e Giuseppe Sempio, parlano di soldi «da portare a quei signori» e del modo di rendere possibile il prelievo in contanti di 40mila euro. «Al di là del contenuto resta il fatto che quegli audio ci furono negati per due volte - spiega ancora Bocellari -. All'epoca eravamo rimasti perplessi dal fatto che ci era stata data l'autorizzazione a visionare tutto quello che c'era nel fascicolo tranne, appunto, l'audio delle intercettazioni». --