Oltre 2mila fedeli in Duomo per il rito della dedicazione

PAVIANel giorno della dedicazione della cattedrale al culto del Signore, Pavia ha voluto essere lì. Oltre 2mila fedeli hanno seguito la cerimonia presieduta dal vescovo Corrado Sanguineti. Prima la preghiera in Carmine, poi la processione, infine le celebrazioni in duomo. Alle 16,20 il sole tiepido di una domenica di settembre illuminava la piazza gremita. Tutti in attesa dell'apertura del portone centrale, il momento della consegna della chiesa al vescovo, segnato dagli applausi. È l'inizio del rito della dedicazione della cattedrale intitolata a Santa Maria Assunta e Santo Stefano Protomartire, con tutti i parroci della diocesi che fanno il loro ingresso, seguiti dalle autorità civili e militari. C'è il sindaco Michele Lissia e ci sono, tra gli altri, il neo rettore Alessandro Reali, l'assessore Francesco Brendolise, il presidente della Fondazione Comunitaria Giancarlo Albini. E poi i fedeli.La follaIn tanti, giovani e anziani, hanno preso parte al rito della dedicazione e della consacrazione dell'altare. È la prima volta che il duomo viene dedicato nella sua interezza. «La cattedrale con la sua cupola imponente e luminosa che si eleva al cielo richiama a tutti che senza Dio, senza il rapporto vissuto con lui, manca qualcosa di essenziale alla vita, manca il respiro dell'Eterno», sottolinea il vescovo che, poco prima, aveva proceduto, insieme al parroco don Gian Pietro Maggi, al rito dell'aspersione, benedicendo l'acqua e aspergendo il popolo, «che è tempio spirituale», e l'altare. La luce illumina il rosa e il grigio dei marmi che, dalla cava di Candaglia, furono trasportati, attraverso i Navigli, fino a Pavia, e accarezza l'ambone, impreziosito da un agnello risalente al XII secolo e proveniente da Santa Maria del Popolo. Perché ieri è anche stata l'occasione per presentare alla città i nuovi poli liturgici, l'altare, l'ambone e la cattedra, ora realizzati in marmo, in sostituzione dei precedenti in legno. Un progetto dell'architetto Andrea Vaccari che ha voluto utilizzare tipologie di pietra che sapessero «dialogare armoniosamente con i reperti». Reperti finora conservati ai Musei civici e provenienti dalle basiliche di Santa Maria del Popolo e di Santo Stefano, situate dove ora sorge il duomo. «Oggi ci ricongiungiamo a una storia che ci precede, una storia di fede e di cultura, di arte e di bellezza, inscritta nelle pietre di questa cattedrale. È una storia iniziata in quel lontano 29 giugno 1488 quando fu deposta e benedetta la prima pietra del nuovo duomo di Pavia. È una storia in cui si sono intrecciati motivi differenti: la fede di un popolo che ha visto nel duomo non solo la casa di Dio tra le case degli uomini, ma anche la sua casa, il centro spirituale dell'intera diocesi, che custodisce la cattedra del vescovo, e insieme il desiderio di dare alla comunità ecclesiale e civile un luogo degno e bello per il culto cristiano, che rispecchiasse il valore e l'onore di una città piena di storia, di memorie, di vita», dice il vescovo durante l'omelia, sottolineando inoltre che «ciò che stiamo celebrando non è una "bella cerimonia" o una sorta di "rito religioso e civile": è un evento in cui riscoprire il volto e la missione della nostra comunità di credenti». Poi, mentre il sole avvolge la cupola alta 97 metri, l'unzione dell'altare, dove è stato collocato un pluteo in pietra di Ornavasso, e delle 12 croci in terracotta smaltata che rappresentano i 12 apostoli, donate dai fedeli, poste sulle pareti della cattedrale. --Stefania Prato