Senza Titolo
paviaIn Concorso alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, domani sera (ore 21) al Cinema Politeama di Pavia si potrà ancora vedere "Elisa", il nuovo lavoro di Leonardo Di Costanzo.Dopo il successo di Ariaferma, il regista napoletano torna a interrogarsi sul fragile confine tra giustizia e umanità, firmando un film che affronta senza compromessi il peso della colpa e il mistero della memoria. La storia - girata tra l'Italia e il Canton Ticino, grazie al sostegno della Ticino Film Commission - prende avvio da un delitto ormai lontano: Elisa, 35 anni, è in carcere da un decennio per aver ucciso la sorella maggiore e averne bruciato il corpo.Un gesto atroce, apparentemente inspiegabile, che lei stessa dice di non riuscire a ricordare. Di Costanzo non si concentra sulla ricostruzione del crimine, ma sul dopo: su quel tempo sospeso in cui il castigo non basta e il senso resta opaco. Quando Elisa accetta di partecipare a un progetto di ricerca guidato dal criminologo Alaoui (Roschdy Zem), inizia un percorso interiore fatto di esitazioni, resistenze e piccoli cedimenti emotivi. Accanto a loro, Valeria Golino e Diego Ribon interpretano figure che ampliano il quadro: la prima come presenza che incarna un'altra prospettiva sul dolore e sulla perdita, il secondo come padre segnato dall'assenza e dal rimorso. Il soggetto del film si ispira liberamente agli studi e ai dialoghi riportati nel saggio "Io volevo ucciderla" dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, che per anni hanno indagato il rapporto tra autori di reati gravi e memoria dell'atto compiuto. Di Costanzo evita il sensazionalismo e sceglie uno sguardo che interroga più che giudicare. «Volevo raccontare cosa succede quando il colpevole resta solo con le sue domande» ha spiegato il regista a Venezia. Barbara Ronchi, la sua protagonista, ha costruito un personaggio stratificato: «All'inizio Elisa vuole solo parlare di sé, per liberarsi - ha dichiarato l'attrice - Poi scopre che il senso di colpa, da sentimento passivo, può trasformarsi in qualcosa di attivo, capace di generare responsabilità». --gi.ar.