Cadavere sul ciglio della strada con una grave ferita alla testa

MORTARAL'allarme, la mattina dell'11 febbraio 1987, scatta poco prima delle 9. Un passante chiama i carabinieri di Vigevano dicendo di avere visto il corpo di un uomo sul ciglio della strada per Ceretto, sulla ex statale 494, in direzione di Robbio. Un tratto rettilineo, all'epoca già molto trafficato, che oggi ha cambiato aspetto per collegarsi alla rotonda costruita una ventina d'anni fa all'incrocio con la ex statale 494. Quando i carabinieri di Vigevano arrivano, trovano un uomo «in posizione supina, con le gambe leggermente flesse e le braccia raccolte sulla pancia, con un giubbotto grigio con cappuccio, un pullover marrone tipo scozzese, camicia a piccolissime strisce bianche ed azzurre, pantaloni grigi a quadretti e scarpe marroni, tipo stivaletti con gomma e calze di colore bianco. Sia il cadavere che gli indumenti si presentano zuppi di pioggia». La notte in cui Giovanna Navarra ha denunciato la scomparsa del marito ha piovuto. Al mattino, proprio mentre la donna torna in caserma a portare una fotografia del marito per facilitare le ricerche, arriva la notizia del ritrovamento di un corpo senza vita. L'identificazione è immediata: si tratta proprio di Francesco Ancona, l'operaio edile di 48 anni che non aveva fatto ritorno a casa, la sera prima, a Mortara. Al mattino del giorno precedente era stato dimesso dall'ospedale, dove era rimasto ricoverato tre giorni per «sindrome depressiva».Il corpo si trova «sul lato destro della strada, per chi viaggia in direzione Mortara, a 250 metri dall'incrocio con la statale, in senso leggermente trasversale rispetto alla strada».I carabinieri avvisano il medico legale e sul posto arriva, da Mortara, prima Mario Prinetti e in un secondo momento, da Robbio, il medico Luigi Camana. Dai primi rilievi risulta una «vasta ferita di cinque centimetri alla regione occipitale, di notevole profondità». La ferita è di forma rettangolare e i medici notano anche escoriazioni alla guancia sinistra.«Il capo dista dalla strada 6,25 metri mentre le gambe metri 7,20 - si legge nella relazione dei carabinieri -. A metri 4,40 dai piedi ed a metri 4,60 dal capo, verso la strada, si rinviene un orologio metallico, con cinturino metallico, tipo elastico, spezzato e si nota che l'orologio è ancora funzionante».La salma viene portata a Medicina legale, per l'autopsia: l'esame rivela la presenza di «liquido velenoso» nello stomaco. Una circostanza, tuttavia, che per gli inquirenti è compatibile con l'ipotesi del suicidio, che sembra trovare riscontro sia nella documentazione dell'ospedale di Mortara, sia nella testimonianza della moglie, che racconta ai carabinieri della crisi coniugale e dei problemi di depressione del marito. --m. fio.