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Disappunto e indignazione dopo lo spettacolo "Alle mie Donne - Omaggio alle donne che hanno cambiato il mondo", promosso dall'assessorato di Pavia. Abbiamo assistito alla performance il 13 luglio scorso con grande aspettativa, ma purtroppo, siamo rimaste profondamente deluse.La descrizione dello spettacolo sui social prometteva un "viaggio intenso e potente" che avrebbe dato voce a donne straordinarie, artiste e scienziate, attiviste e visionarie. Ci aspettavamo quindi una riflessione culturale, emancipata e rispettosa della complessità delle figure femminili protagoniste. Tuttavia, ciò che ci è stato proposto ha rivelato un'impostazione retrograda e patriarcale, che ha continuamente inserito le suddette nei ruoli dettati dal sistema ovvero quelli di madri, di mogli e di compagne, confinandole a stereotipi che la storia, ormai, dovrebbe aver superato.La rappresentazione della figura di Samantha Cristoforetti, astronauta e aviatrice italiana, prima donna italiana negli equipaggi dell'Agenzia Spaziale Europea e prima donna europea comandante della Stazione spaziale internazionale, ad esempio, è stata tragicamente esemplificativa di tale approccio. Rappresentandola attraverso la voce in falsetto della figlia, conclusa dalla dichiarazione che l'unico "vero universo" per Cristoforetti sarebbe stata la figlia stessa, ha depotenziato la sua carriera e ridotto la sua identità professionale a un semplice accessorio del ruolo materno. La donna, anche quando straordinaria, deve sempre restare "prima di tutto madre". Questo non è un tributo, ma una distorsione.Lo stesso trattamento è stato riservato alla fisica, matematica e chimica Marie Curie, cui è stata tolta la giusta dignità storica. E che dire di Margherita Hack? Ridurre i suoi successi al supporto del marito non solo è falso, ma fa un grave torto alla memoria della scienziata. Ancora più insopportabile è stato il trattamento riservato alla figura di Frida Kahlo, una delle artiste più emblematiche del Novecento. Kahlo non è stata solo la compagna e la moglie di Diego Rivera; non è stata solo un'artista, è stata corpo, pensiero, è stata rivolta. In un'epoca in cui si chiedeva alle donne di soffrire in silenzio, lei ha osato. Ha mostrato il suo corpo sofferente, ferito, mutilato che non ha mai nascosto ma lo ha dipinto, trasformandolo in opera e verità. Senza vergogna ha parlato al mondo mostrando d'essere libera. Libera nel desiderio, libera nella rabbia, libera nelle sue vulnerabilità.Ci auguriamo che, in futuro, proposte culturali come questa vengano riviste con maggiore consapevolezza e rispetto, in modo da rappresentare in maniera autentica e completa le donne, soggetti autonomi e protagonisti della propria storia e carriera.Un gruppo di cittadine. Pavia