Addio ad Adriana Asti attrice e intellettuale tra Strehler e Visconti
paviaA marzo del 2018 aveva calcato il palcoscenico del teatro Fraschini con Danza macabra, una versione elaborata da Luca Ronconi e meno drammatica rispetto all'originale di Strindberg. Adriana Asti - che si è spenta serenamente nel sonno nella notte di ieri, all'età di 94 anni, nella sua casa romana - interpretava Alice, una figura esasperata, insopportabile e diabolica. E non era certo la prima volta che incontrava il pubblico nei teatri della provincia di Pavia. Tra le ultime interpretazioni Nome di donna di Marco Tullio Giordana, con Cristiana Capotondi, girato anche a Torre d'Isola. Signora del teatro e musa del cinema d'autore, Adriana Asti è stata una delle presenze più originali e raffinate della scena italiana, protagonista di un'arte fondata sulla misura, sull'intelligenza, sull'inquietudine e sulla libertà.La sua carriera ha attraversato oltre settant'anni di storia del teatro e del cinema italiani, accanto ai più grandi registi del Novecento: da Luchino Visconti a Pier Paolo Pasolini, da Bernardo Bertolucci a Luis Buñuel, da Vittorio De Sica a Luca Ronconi, fino a Marco Tullio Giordana. Nata a Milano il 30 aprile 1931 con il nome di Adelaide Aste - anche se lei stessa amava dire 1933, per una civetteria mai rinnegata - è stata un'attrice inquieta, mai domata, sempre un passo fuori dalla corrente, determinata a difendere una propria idea di arte, distante da mode e conformismi. "Io non ho fatto carriera, ho fatto un mestiere", amava ripetere.Il debutto nel 1951, a vent'anniDebutta nel 1951 nel Miles Gloriosus di Plauto nella compagnia stabile di Bolzano. Da lì, una lunga gavetta con il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, il Teatro Stabile, e poi l'incontro decisivo: Il crogiuolo di Arthur Miller con la regia di Luchino Visconti. È il 1955, e Asti esplode: Visconti la consacra, e le apre le porte del cinema. Era stata sposata dal 1982 al regista Giorgio Ferrara, scomparso due anni fa. Il primo matrimonio, invece, fu con lo scrittore e artista concettuale Fabio Mauri, figura chiave dell'avanguardia italiana del secondo Novecento. Aveva coltivato amicizie nel mondo della cultura: molti scrittori e letterati sono stati suoi amici, da Pasolini ad Elsa Morante e Alberto Moravia, da Natalia Ginzburg all'amica del cuore Franca Valeri. Molti grandi talenti hanno scritto per lei, a partire da Cesare Musatti, padre della psicanalisi. --m.g.p.