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«Il part-time rappresenta uno snodo cruciale per la conciliazione vita-lavoro, il benessere organizzativo e la fidelizzazione del personale nel Sistema sanitario lombardo». Lo sottolinea il rapporto Uil, che da subito bacchetta le strutture ospedaliere regionali: «Sebbene il contratto nazionale fissi un tetto del 25% per ciascun profilo professionale, nessuna provincia lombarda si avvicina nemmeno alla metà di questo limite - evidenzia -. La percentuale di personale part-time oscilla tra il 6% di Sondrio, l'11,5% di Monza Brianza e l'11,6% di Pavia nel 2023, con una prevalenza quasi esclusivamente femminile». Quindi Pavia si piazza prima in regione per utilizzo del part-time, che rimane però sotto la soglia indicata. A tale proposito Uil Lombardia segnala che «il limitato ricorso al part-time, nonostante il margine normativo, è un rischio per la fidelizzazione del personale, in particolare per la permanenza delle donne». E che «negarlo oggi significa rischiare di perdere professionalità difficili da sostituire». «Un uso più ampio e strutturato del part-time, con copertura delle ore residue - conclude la Uil -, può diventare una leva per contrastare le dimissioni volontarie e migliorare il clima organizzativo».