Delitto di Garlasco, impronta 33 ancora al centro dello scontro
Maria Fiore / GARLASCOLe diverse osservazioni dei consulenti saranno «oggetto di una serena valutazione processuale» e in ogni caso «sull'impronta 33», la traccia palmare trovata sul muro delle scale della cantina di casa Poggi, «l'accertamento è ripetibile», visto che l'intonaco non c'è più e resta solo una fotografia. La Procura di Pavia, con una memoria firmata dai pm Stefano Civardi e Giuliana Rizza, depositata nell'udienza dell'altra mattina davanti alla giudice Daniela Garlaschelli, risponde all'avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, che aveva chiesto di estendere l'incidente probatorio anche all'impronta 33. Richiesta non accolta dai pm e questo aveva spinto Tizzoni a dichiarare: «La procura di Pavia ha esteso le indagini anche nell'interesse del condannato, ma non accoglie le richieste della persona offesa». L'impronta 33, nodo cruciale dell'inchiesta bis sul delitto di Garlasco, resta quindi fuori dall'analisi nel contraddittorio delle parti, che riguarderà, invece, oltre ai test genetici, le impronte digitali sulla spazzatura di casa Poggi e su 34 para-adesive con le tracce papillari finora mai attribuite. Tra queste, anche l'impronta 10 lasciata da una mano sporca sulla porta di ingresso e l'impronta con quattro contatti trovata sulla porta della cucina. Lo scontro sulla "33" L'impronta 33 rimane un punto chiave nell'inchiesta sul delitto di Chiara Poggi e questo spiega perché è diventata motivo di scontro: i consulenti dei pm, Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, infatti, l'attribuiscono ad Andrea Sempio, unico indagato di questa nuova inchiesta, per la corrispondenza di 15 minuzie, mentre per i consulenti della difesa di Sempio, Luciano Garofano e Luigi Bisogno, e della famiglia della vittima, Dario Redaelli, i punti di corrispondenza sarebbero al massimo 5 o 6. Pochi, quindi, per dire che l'impronta, peraltro priva di sangue, è dell'indagato. Una terza consulenza, voluta da Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Alberto Stasi, il fidanzato della vittima condannato a 16 anni, sarà depositata a giorni. «Inserire questa impronta nell'incidente probatorio ci avrebbe permesso di arrivare a un accertamento definitivo e imparziale sul punto, nell'interesse di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda», secondo Tizzoni. Ma per la Procura non si può fare. L'impronta non c'è piùL'analisi per i pm è ripetibile, cioè si può fare in qualsiasi momento (e quindi non risponderebbe ai requisiti per l'incidente probatorio) visto che la traccia non esiste più. In un provvedimento già notificato a Tizzoni il 2 luglio scorso avevano svelano che l'intonaco grattato in corrispondenza dell'impronta 33 «risulta allo stato interamente utilizzato per indagini biologiche, come riferito ai pubblici ministeri il 9 giugno 2025 dal tenente colonnello Alberto Marino», in forza al Ris. La Procura ricorda anche che la fialetta originariamente contenente il "grattato" «non è stata rinvenuta il 17 giugno 2025 nei reperti provenienti dal Ris di Parma». --