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Pavia- SpettacoloChiedilo alla Lunae alla cittàChe emozione, giovedì scorso, vedere il teatro Fraschini così pieno. È stato uno spettacolo ("Chiedilo alla Luna", ndr) coinvolgente, una richiesta di attenzione verso il mondo della disabilità e le legittime aspirazioni di ognuno. E in platea oltre al sindaco c'erano diversi assessori. La Luna che rimbalza in platea io l'ho interpretata come una richiesta di aiuto corale: solo con la spinta di tutti la Luna rimbalza e il "gioco" può continuare altrimenti la Luna si ferma e anche il gioco. E che allegria in platea in chi dava la spinta alla Luna per mandarla ancora più in alto! È stata una allegoria indovinata.Prima di chiederlo alla Luna giovedì sera i Satelliti (compagnia sociale di teatro integrato, ndr) l'hanno chiesto agli amministratori e alla città. Aspettiamo risposte, ma anche il prossimo spettacolo.Pietro Grecchi socio Anffas PaviaHo avuto il piacere di assistere allo spettacolo al Fraschini dei ragazzi della compagnia Satelliti. Ho ammirato entusiasta la forza di volontà di questi ragazzi speciali. C'era un pienone, un'ora passata tra divertimento, musica, battimani da pelle d'oca. Un finale fantastico con una Luna gigante fatta lanciare di mano in mano dagli spettatori, con lacrime di commozione.Ammiro i volontari, li stimo per l 'impegno che ci mettono, tanto amore corrisposto , faccio i miei più cari auguri che i loro sogni possano avverarsi, e perchè no, raggiungere la Luna che ha fatto da cornice a tutto lo spettacolo.Bravi, bravi , bravi .Katia MagrottiGuerre Un coltellonel calzinoIn una recente intervista Antonio Conte, parlando della conquista dello scudetto da parte della sua squadra,il Napoli, ha dichiarato: «All'inizio mancava quello che io chiamo il coltello nel calzino. Serve cattiveria sportiva, si va in guerra senza scrupoli. Poi lo hanno trovato, altrimenti non avremmo vinto il campionato».Circa due secoli prima il Manzoni, analizzando il comportamento tenuto da don Abbondio coi due bravi, scrisse: «Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Ma fin da' suoi primi anni, aveva dovuto comprendere che la peggiore condizione, a que' tempi, era quella d'un animale senza artigli e senza zanne, e che pure non si sentisse inclinazione d'esser divorato» (cap. I "I promessi sposi").Con riferimento al tema del riarmo attualmente in discussione in Europa, e non solo, penso che tutte le persone con un minimo di raziocinio, visto il peso rilevante della questione per loro stessi e i loro discendenti, dovrebbero porsi due semplicissime domande preliminari: il mondo di oggi è ancora quello dei tempi del noto don Abbondio? Mi sento incline a esser divorato?Per quel che si sente e si legge sembra che una larga fetta di popolazione queste domande non se le ponga e, soprattutto, non se le voglia proprio porre. E ciò trova conferma nel comportamento dei politici, i rappresentanti del popolo. Questi o esprimono la contrarietà al riarmo senza affrontare tali domande, o cercano di mascherare il riarmo senza rimarcane troppo l'incombente necessità per non ingenerare soverchie preoccupazioni a una popolazione ormai assuefatta ai vantaggi della pace senza essersi mai preoccupata di conquistarsela. Insomma tutto lascia intendere un tacito accordo, un passa parola tra quelli che contano e che influenzano l'opinione pubblica, di non turbare i sonni di quest'ultima (in tutti i sensi), come se i drammatici avvenimenti internazionali di questo periodo non ci riguardassero poi tanto (al più si esprimono sterili considerazioni sull'ininfluenza dell'Europa sugli stessi). E quello che a mio giudizio è più grave di questo mancato coinvolgimento, di questa mancata responsabilizzazione, è l'assenza di ricaduta sui giovani, ancor più degli altri tragicamente estranei alla problematica. A questi, al punto in cui sono le cose, non saprei se augurar un risveglio per una rapida presa d'atto della realtà, ovvero che tale risveglio non avvenga e, se dovesse avvenire, avvenga il più tardi e nel modo meno traumatico possibile, anche perché, senza preparazione mentale, col coltello nel calzino ci si può fare solo male. Franco CastagnolaRobecco PaveseDialettoCento torriora non piùAg'nera tant. Ieran cent!/Ma ades ag né restà poc./Ag'né du: ien i tur dal Maino Ma vüna l'è malà/parchè l'è mai stata cürà./Ieran di sentinel, sempar lì a guardà.Massimo Renati. Travacò