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Aumentano i crateri e la distruzione in Iran e Israele, che non fanno concessioni sul terreno e continuano a scambiarsi salve di missili con l'obiettivo di bucare le rispettive difese. Per Benyamin Netanyahu, l'obiettivo resta il medesimo: fermare il nucleare dell'Iran, «con o senza il contributo di Trump». E il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha invitato gli israeliani a prepararsi a una «campagna prolungata» contro la Repubblica islamica. Prevedendo «giorni difficili» per la popolazione, che subisce la risposta iraniana con la distruzione portata dai bombardamenti su Tel Aviv, Beer Sheva e di Haifa. Bagno di sangue a Gaza Nel frattempo il mondo spera nella diplomazia per fermare il bagno di sangue che a Gaza prosegue senza sosta: almeno 60 i morti nell'ultima giornata, 31 uccisi dal fuoco israeliano vicino ai centri di distribuzione degli aiuti. Come ormai è abitudine da una settimana, gli israeliani si sono svegliati con le sirene dell'antiaerea, ancora una volta risuonate a Beer Sheva, nel sud, all'indomani dell'attacco che ha colpito l'ospedale Soroka della città. All'alba, un missile balistico iraniano ha provocato un'ingente devastazione, colpendo un parcheggio vicino a edifici residenziali con diversi appartamenti distrutti, veicoli in fiamme, facciate di edifici e balconi crollati. Sette i feriti, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato di aver attaccato una sede di Microsoft perché accusato di «collaborare» con l'esercito israeliano. Nel pomeriggio, i raid sono proseguiti con una salva di 25 missili che hanno fatto scattare l'allarme in tutto Israele, ma che hanno colpito direttamente Haifa, provocando 23 feriti di cui tre gravi. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha denunciato che il raid ha raggiunto la moschea di Al-Jarina, «ferendo religiosi musulmani e fedeli in preghiera», mentre secondo i media il missile è caduto non lontano dal porto, snodo marittimo per lo Stato ebraico. Londra richiama il personale Dall'altra parte del fronte, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato di aver ordinato di «intensificare gli attacchi contro obiettivi del regime a Teheran», per «destabilizzare» il regime. Lo Stato ebraico continua a martellare la Repubblica islamica, rivendicando di aver distrutto decine tra lanciamissili e siti di stoccaggio dei razzi e di aver colpito decine di obiettivi a Teheran. Di fronte a questo quadro, i Paesi si preparano a ogni scenario. E lavorano per proteggere i propri cittadini, compresi i diplomatici: Londra ha disposto il ritiro temporaneo del suo personale d'ambasciata dall'Iran. E anche la Svizzera ha chiuso «temporaneamente» la sua ambasciata a Teheran. --