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Almeno tre siti strategici del programma nucleare iraniano sono stati finora colpiti da Israele: Natanz, Isfahan e Fordow. Ma se questo abbia effettivamente danneggiato la potenziale capacità di produrre armi atomiche resta tutto da vedere. In particolare, l'osso più duro da rompere per i raid aerei dell'Idf è il bunker di Fordow, noto ufficialmente come sito di arricchimento dell'uranio, nascosto nel cuore di una montagna nel centro dell'Iran, a 200 km circa a sud di Teheran e a 30 km dalla città santa sciita di Qom, con decine, se non centinaia di metri di roccia a proteggerlo. Un po' come i laboratori di fisica del Gran Sasso, anche se sono sepolti in profondità non per filtrare le radiazioni cosmiche ma per proteggerne la segretezza e tutelarli contro le moderne armi anti-bunker. A certificare i dubbi è Rafael Grossi, il segretario generale dell'Aiea, l'agenzia per l'Energia atomica dell'Onu, che oggi ha riferito che dalle stime non risultano essere stati causati danni al sito sotterraneo. Costruito in gran segreto, l'impianto di Fordow fu svelato al mondo da Teheran solo nel 2009, ma non prima che i servizi d'intelligence occidentali ne avessero denunciato l'esistenza. L'Aiea continua a monitorare e a inventariare il sito, come gli altri, usando le sue tecniche di osservazione e stima. Lo scorso maggio, nel suo ultimo rapporto tecnico che probabilmente ha accelerato i piani di guerra israeliani, si rilevava, fra l'altro, che «sebbene l'Aiea possa desumere un certo numero di centrifughe (per arricchire progressivamente l'uranio) dislocati a Fordow e Natanz», l'agenzia Onu «non è in grado di sapere quanto altre centrifughe siano state costruite e immagazzinate o messe in funzione in qualche sito non dichiarato». --