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Gli appelli di Benyamin Netanyahu al cambio di regime in Iran si accompagnano alle voci più disparate diffuse da media dell'opposizione all'estero su presunte fughe di esponenti del regime. La televisione Iran International, basata a Londra, ha detto che Ali Asghar Hejazi, il vice capo di gabinetto della Guida suprema Ali Khamenei, è in trattative con le autorità di Mosca per ottenere un salvacondotto in Russia «se la situazione si deteriorasse». Lo stesso starebbero facendo altri dirigenti, ha aggiunto l'emittente, secondo la quale Khamenei è stato evacuato con i familiari in un rifugio sotterraneo nell'area di Lavizan, nel nord-est di Teheran. La Guida sarebbe stata messa al riparo dai raid israeliani, che ieri si sono estesi in pieno giorno ad aree del centro di Teheran dove sorgono le sedi istituzionali, compresi il Parlamento e alcuni ministeri. Un tentativo di uccidere Khamenei non può quindi essere escluso, specie dopo l'appello lanciato da Netanyahu venerdì al popolo iraniano ad «unirsi» contro un «regime malvagio e oppressivo» per farlo cadere. Il premier israeliano ha tra l'altro smentito una notizia della Reuters secondo la quale il presidente Usa Donald Trump ha posto il veto all'uccisione del leader della Repubblica islamica. Nel suo appello agli iraniani, Netanyahu ha reso omaggio alla «eredità storica» dell'Iran. Un fatto che, insieme con il nome dell'operazione militare, Rising Lion - qualcuno vi ha visto un riferimento al leone della bandiera monarchica pre-rivoluzionaria - ha fatto pensare a molti che Israele punti al rovesciamento dell'attuale regime per favorire il ritorno della dinastia Pahlavi. Reza, figlio dell'ultimo Scià, vive negli Usa e ha da diversi anni strette relazioni con Netanyahu. In un messaggio alla nazione, l'erede della casata, che oggi ha 64 anni e risiede all'estero da quando ne aveva 18, non ha chiamato gli iraniani a scendere in piazza, ma ad «atti di sfida» come «non presentarsi al lavoro».