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L'allarme incendi in Canada non riguarda solo i massicci roghi boschivi ma anche quelli che l'imminente G7 a Kananaskis, tra le montagne rocciose dell'Alberta, dovrà tentare di spegnere: dalla guerra dei dazi, che potrebbe vedere il primo faccia a faccia fra Donald Trump e Ursula von der Leyen, a quelle in Ucraina e in Medio Oriente. Con il nuovo conflitto tra Israele e Iran che incombe sul vertice come una priorità assoluta per evitare una pericolosa escalation. Sarà il primo banco di prova dell'unità delle sette maggiori economie occidentali dopo il ritorno del tycoon alla Casa Bianca, con un esordio per vari leader nel 50/mo anniversario della nascita del gruppo: tra loro, il premier canadese Mark Carney, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier giapponese Shigeru Ishiba e quello britannico Keir Starmer. Pochi giorni dopo ci sarà la prova d'appello col vertice Nato. Ottawa ha indossato i panni del pompiere e ha già messo le mani avanti, spiegando che non ci sarà un comunicato finale congiunto ma un riepilogo della presidenza di turno canadese («chair's summary»), insieme all' adozione di sette brevi dichiarazioni su temi non divisivi: finanziamento dello sviluppo; intelligenza artificiale; tecnologie quantistiche; lotta agli incendi; minerali critici; repressione transnazionale; contrasto al traffico di migranti. Questo per evitare divisioni sui dossier più scottanti tra l'incendiaria America First di Trump e gli altri alleati. --