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Sul tema delle attitudini strategiche delle persone, il vecchio maresciallo Kurt Gebhard Adolf Philipp von Hammerstein-Equord (1878-1943), diventato il mentore dei pochissimi militari che si opposero a Hitler, aveva le idee chiare. Catalogava i suoi collaboratori secondo quattro tipologie: "Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi devono entrare nello stato maggiore generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni istituzione e sono adatti a compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi strategici, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Ma, il grande tema, è guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità. Perché combinerà solo disastri" (cfr. Hans Magnus Enzenberger, Hammerstein o dell'ostinazione, Einaudi, 2008).Queste riflessioni, ogni volta che l'attitudine strategica individuale viene chiamata in causa, forse sono ancora attuali. Ma, sempre più, sul tema, è necessaria la chiarezza dei ruoli. Della leadership politica e dell'azione amministrativa, per esempio. Il tema si collega alla decisione assunta dal Comune di Pavia di dotarsi - nell'ambito della cosiddetta area 11 dell'amministrazione municipale - di una sorta di "stratega". In concreto di un dirigente che coordini "l'Unità strategica per l'innovazione urbana" (promozione territoriale, grandi eventi, rapporti con l'Università) e segua progetti e reti internazionali della città. Una deliberazione presa a gennaio dalla giunta pavese e portata a compimento, con regolare concorso, in questi giorni. Con la nomina di una figura professionale che mi pare abbia tutte le attitudini non solo per passare al vaglio del "test di Hammerstein" ma, anche, per cercare di adempiere al compito - tutt'altro che facile - che gli amministratori pavesi le caricano sulle spalle. Missione tutt'altro che facile, ribadisco. Perché c'è un non detto che, sottinteso, aleggia sulle tematiche affidate a questa Unità Strategica, sorta al Mezzabarba. Di fatto la leadership politica trasferisce a una struttura dirigenziale amministrativa un dossier zeppo di ambizioni e labile di concretezze. Lo fa senza averne prioritariamente focalizzato in modo chiaro, non generico, le mete, gli obiettivi da perseguire a breve, a medio e a lungo termine. La scelta strategica non può che scaturire dalla leadership politica. È questa che la pondera e poi l'assegna, per l'attuazione, al braccio operativo dell'amministrazione. Quindi, quali sono - non per vaghissime formule valide in ogni contesto - queste mete, questi obiettivi che l'Ufficio Strategico deve perseguire? Sono la candidatura di Pavia a capitale della Cultura da collocare in anni off-limits per questa giunta? Sono la costituzione di un polo-museale condiviso tra Ateneo e Città che metta a regime dotazioni rilevanti ma dal passo ancora assai diseguale? Pensiamo, tanto per essere concreti, al ruolo assai attivo di Kosmos, a cui, sempre sul fronte universitario, si aggiungerà presto, Anthropos, il museo della medicina, e l'estrema difficoltà, invece, di rilanciare i musei del Castello? Oppure si intende il decollo di eventi duraturi e significativi, un festival, per esempio, coinvolgenti la comunità locale e non solo? Magari innestati sulla connotazione medico-scientifico della città? Sono interrogativi che interpellano una giunta che, a un anno dal decollo, stenta ancora a fare il punto rotta. Da affidare poi a chi, operativamente, Unità Strategica o altro, dovrà unire i punti. Sino a tradurre in realizzazioni concrete le indicazioni esplicite - non le omissioni, non i silenzi - della politica. --