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Ricorre quest'anno il centenario della nascita di Rossana Bossaglia (1925-2013), storica e critica delle arti, docente per molti anni presso l'Università di Pavia. Il suo nome è legato soprattutto agli studi pionieristici sull'Art Nouveau italiano, il Liberty, ma anche per le ricerche davvero monumentali sulla scultura della Certosa di Pavia e del Duomo di Milano, dove si era trovata a spaziare dal Gotico sino al Novecento. A lei si devono inoltre numerose mostre ed esposizioni, da quella sul Liberty alla Permanente di Milano del 1972-1973 a quella grandiosa sul Settecento lombardo a Palazzo Reale, sempre a Milano, del 1991. In molte occasioni allievi ed amici hanno ricordato il suo carattere battagliero, la sua voce sempre sferzante, l'ironia pungente, l'estro quasi performativo, che era memore dei suoi studi teatrali. Ma non solo, una curiosità quasi irrefrenabile l'aveva indirizzata su temi di ricerca fino ad allora trascurati, come le arti decorative, o verso territori ancora non pienamente sondati.Le ricognizioni sul territorio affiancavano le luci della ribalta delle gallerie d'arte e delle case dei collezionisti, che Bossaglia era solita frequentare, ed avevano dato l'avvio ad opere editoriali di grande impegno, come I pittori bergamaschi, pubblicati sotto la sua direzione per i volumi dal Settecento in poi; oppure ancora gli atti dei convegni dedicati alle città termali ed al Neogotico tra '800 e '900. Un aspetto forse poco noto della poliedrica esperienza personale e professionale di Rossana Bossaglia riguarda invece il suo impegno in favore della tutela e della difesa del patrimonio storico-artistico e monumentale, a sostegno di Italia Nostra, la più antica associazione ambientalista italiana.Si tratta di una militanza maturata negli anni Settanta, un decennio cruciale della nostra storia per tante ragioni e anche per la tutela del patrimonio artistico, poiché allora vennero istituiti a livello centrale il Ministero per i Beni culturali e ambientali e a livello periferico le regioni, che dovevano acquisire molte deleghe proprio sui temi di conservazione e di gestione del patrimonio. Italia Nostra si era subito attivata perché a queste novità istituzionali si accostasse anche una cultura del patrimonio, ovvero una sensibilità verso le testimonianze del passato e la loro difesa che il cittadino ed i suoi rappresentanti potessero opporre ad istanze speculative di vario genere. Ne sortì la pubblicazione, in veste editoriale semplicissima, di una serie di quaderni su temi vari, dall'inquinamento delle acque e dei cieli alla protezione del verde urbano, dai parchi nazionali alle specie in estinzione, dall'urbanistica alla tutela del patrimonio architettonico e ambientale, quaderni a firma di esperti dei vari settori, come Italo Insolera, Antonio Cederna, Fulvio Pratesi, Renato Bazzoni ed altri. In questa impresa Rossana Bossaglia fu coinvolta, assumendosi l'incarico di scrivere quindici sapide pagine dattiloscritte intitolate Crisi del patrimonio artistico italiano. Architettura e complessi ambientali, datate giugno 1972.Qui Bossaglia partiva dal concetto di bene culturale come era stato definito dalla commissione ministeriale Franceschini nel 1967, ovvero l'insieme di "tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà". Quindi passava ad una netta dichiarazione militante contro chi "agendo sull'ambiente come gli conviene - o crede gli convenga - cancella le testimonianze" del proprio passato o del cammino della natura. L'attenzione era posta sui singoli monumenti, ma anche sui loro apparati decorativi e sui loro contesti urbani e ambientali, come ad esempio nelle ville e nei loro giardini. Bossaglia invocava misure di "manutenzione e prevenzione", in un ordine di azioni che vedesse convergere la sensibilità dei cittadini (dalla base) e le solerzie delle istituzioni (dall'alto): "Il cittadino forse non sa quanto può con il peso della sua opinione e del suo intervento, in una situazione che vede tanto spesso l'autorità dalla parte della cattiva coscienza". E ancora: "Non è letterario insistere sul principio che l'educazione del cittadino, la stimolazione del suo senso critico in difesa delle sue stesse condizioni di vita, sono gli unici mezzi che ci consentono di tutelare con efficacia un patrimonio così vasto e complesso". È chiaro che questa lezione, che si univa ad altre in una stagione eroica della tutela in Italia, negli anni successivi al boom economico (e quindi anche edilizio), debba essere calata nel suo tempo, ma conserva oggi una scottante attualità.A Pavia leggendo queste parole non si può non andare con il pensiero alle recenti vicende che hanno consentito la costruzione di una palestra che si sul sito del giardino di Palazzo Olevano (oggi istituto scolastico), gioiello settecentesco che Bossaglia ben conosceva. Quello di Palazzo Olevano è un episodio preoccupante che segnala alla attenzione di tutti noi come la grande riflessione sulla conservazione del patrimonio degli ultimi cinquant'anni sia stata non solo dimenticata ma deliberatamente ignorata, come invece non avrebbe dovuto: "L'appello che si fa alla coscienza di tutti non è retorico, perché parte dalla concreta considerazione che la storia è vicenda comune, e soltanto in quanto collettività possiamo sperare di mantenerne vivo il senso e la lezione".Gianpaolo Angelinidocente museologia e critica del restaurouniversitÀ di pavia