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PaviaArea Necchi, serveuna discussione nel Pd"Una città per sognare" potrebbe essere uno slogan perfetto per una campagna elettorale senza fine. Spuntano fuori urgenze riqualificanti di vecchie aree e siti come l'idroscalo, fiore all'occhiello nelle speranze dell'amministrazione attuale. Si impone ostinato il progetto di riqualificazione dell'area Necchi, per la trasformazione di un'area cuore pulsante del lavoro operaio in nuovo complesso residenziale, collegato ad un nuovo centro commerciale costruito ad hoc. Tra le priorità del programma di governo della città ecco una nuova strada per collegare complesso residenziale e commerciale e per migliorare la viabilità di via Olevano perennemente in collasso, a causa del traffico disordinato? Obiettivo è regolare l'aumento di traffico generato dalla nuova area commerciale anche con utilizzo di risorse destinate alla rigenerazione delle periferie, invece saranno impiegate per soddisfare esigenze estranee a quartieri come Mirabello e Città Giardino che avrebbero altri sogni da realizzare.L'approvazione di un nuovo Pgt potrebbe condividere la sorte del precedente, avversato da maggioranza, opposizione, comitati pubblici, etc? Cento unità abitative di elevato pregio, uno studentato, una nuova fermata ferroviaria e un nuovo centro commerciale! Una proposta irrinunciabile, da mettere in cima alla lista delle priorità per rinforzare il patto di fiducia con gli eletori del centrosinistra! Una nuova citylight tutta pavese per sognare in grande! Cosa può obiettare un'iscritta al partito democratico a questa visione futuristica con un piede in un passato glorioso pensando di recuperare l'idroscalo e l'altro in un futuro brillante per somigliare a un irraggiungibile alter ego? Ma perchè interromepere un'emozione così potente che ridesti Pavia dal torpore degli ultimi ventanni? Non siamo forse noi dei fastidiosi, quanto insensati, disturbatori del sogno della migliore Pavia possibile? Cos'altro si potrebbe volere di meglio? Una piscina comunale al posto del centro commerciale? Un complesso residenziale popolare al posto di quello di lusso? Un polo culturale in altre aree dismesse come, ad esempio, area ex Snia? Cosa ne direbbero gli elettori dell'attuale coalizione di centrosinistra al governo di questi sogni di inizio estate? In attesa che almeno il Pd pavese elabori una vera discussione interna non ci resta che scrivere. Alda CuomoPaviaSocialitàTelefono cellularepassato e presenteL'avvento del telefono cellulare ha modificato la nostra vita, le relazioni tra le persone, le nostre abitudini.Ma com'era il modo di comunicare quando non c'era il cellulare? Avveniva così: se telefonavi a un parente o a un amico e gli chiedevi "Ciao, dove sei?" sarebbe apparso fuori luogo, ridicolo. Era evidente che non poteva essere che in casa, dove c'era il telefono fisso. E se in quel momento stava cucinando, la sua risposta poteva essere "scusami ma ho l'arrosto nel forno che sta bruciando, ti richiamo io".Oppure era in bagno e dopo una corsa affannata e con i pantaloni sbottonati riusciva a risponderti, ti ascoltava e magari finiva pure per ingarbugliarsi con il filo della cornetta.Quando si diffuse l'antenato del cellulare, il cordless, le cose cambiarono. Chiedevamo "Cosa stai facendo?" perché prima di iniziare la conversazione eravamo curiosi di sapere se il nostro interlocutore, col telefono senza fili appoggiato al mento, si stava preparando il caffè, lavando i piatti, appendeva un quadro al muro, dava da mangiare al gatto ... e altro ancora."Come stai? Dimmi pure" rispondeva ma era chiaro che era nelle sue faccende affaccendato tanto che sentivi di tutto, si riconoscevano i rumori di fondo. Eravamo proprio originali ma sapevamo sempre come cavarcela.Adesso col telefono cellulare siamo raggiungibili ovunque (se vogliamo esserlo) e ci teniamo a far sapere dove siamo, se ci troviamo nel posto adatto.Chiedere quindi dove si trova a chi risponde o chiama è superfluo, te lo anticipa lui: "sono in crociera, alla Scala, a una mostra, sul Frecciarossa oppure sono al mare in Sardegna, sulle nevi a Cortina".La nostra vita non è più la stessa dopo l'avvento del cellulare ma non tutti ne sanno fare buon uso.Alla guida (mai), sul treno, al ristorante (non sul tavolo), in coda al supermercato, in spiaggia, al cinema e a teatro, negli ospedali (è opportuno togliere la suoneria), spero non in chiesa, sono diventati luoghi classici di cafonerie telefoniche e quando all'improvviso uno squillo rompe il silenzio, ci si augura che chi risponde abbia imparato a farne buon uso perché l'educazione ha due facce: non ascoltare gli altri ma non obbligare gli altri ad ascoltare noi.Gianfranco EmanuelliMezzanino