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Pavia"Quale umanesimo per il XXI secolo?" è l'interrogativo che sarà oggetto di discussione nell'incontro pubblico che si terrà domani alle 21 nell'Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri. Dopo i saluti del rettore Alessandro Maranesi e l'introduzione di Marco Manzoni, ideatore di progetti culturali transdisciplinari, discuteranno il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, la filosofa Silvana Borutti e lo storico Fabio Rugge. Durante la serata verrà proiettata una sequenza dell'ultima intervista di Marco Manzoni a Salvatore Veca dal titolo "Una sola umanità, un solo pianeta". Manzoni è il fondatore dello Studio Oikos-progetti culturali e scientifici, con lui anticipiamo i temi del convegno di domani.Il nuovo umanesimo di cui lei parla parte dal presupposto del fallimento del paradigma culturale e sociale che domina da molti secoli. Che cosa non ha funzionato?«Ci troviamo in una condizione del mondo e dell'uomo che appare molto distante da una sensibilità e attenzione verso i valori umani. La situazione così grave del mondo, in particolare con le guerre in corso, dimostra a mio parere non il trionfo ma il fallimento del paradigma culturale e sociale che domina da molti secoli e che si basa sull'uomo più forte economicamente, militarmente e oggi anche digitalmente: un uomo egoico, violento, cinico, arrogante». Il nuovo umanesimo va rifondato completamente oppure solo rimodellato? «Non bisogna assolutamente rinnegare i tratti dell'umanesimo che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Ma va rinnovato alla luce delle innovazioni più recenti. Penso ad esempio all'emergenza climatica ed ecologica, all'intelligenza artificiale, ai troppi soldi nelle mani di pochi». E tutto ciò non può cambiare però senza un mutamento interiore... «Certamente. Nei sette germogli del nuovo umanesimo che proporrò nell'incontro al Ghislieri c'è proprio il lavoro interiore su di sè per migliorarsi, integrando anche i principi maschili e femminili. E non bisogna migliorarsi solo per se stessi, ma per tutti coloro che ci circondano. Altrimenti a non sopravvivere sarà il genere umano, non il pianeta, che ha sempre dimostrato di sopravvivere alla fine a ogni sconquasso». Come dovrebbe essere l'uomo del XXI secolo, riassunto in poche parole? «Un custode amorevole del creato».C'è tanta sfiducia oggi in merito al futuro... lei sembra invece cautamente ottimista. Ci crede davvero? «Certo. La crisi di valori attuale è incontestabile. Ma non è assolutamente una partita persa e non partiamo da zero». --Daniela Scherrer