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I dazi di Trump portano l'economia mondiale verso la crescita più debole che si sia vista dal Covid, dando un colpo particolarmente forte alle prospettive degli Usa, e impattando sulla Cina e sull'Europa: il Pil italiano, come nelle stime di Fmi e Bankitalia, si fermerebbe quest'anno a +0,6%, quello Usa verrebbe dimezzato nella sua crescita all'1,6%. È l'Ocse a fare i conti dopo il 'Liberation Day' con cui Trump - era il 2 aprile - aveva enumerato la lista dei dazi per ciascun Paese. Nel frattempo sono partiti i negoziati, le ritorsioni e le marce indietro, anche se l'accordo con la Cina traballa fra accuse reciproche e l'Ue, ad oggi soggetta a dazi del 10%, il prossimo mese andrebbe al 50% senza un'intesa. Un clima d'incertezza che indebolisce l'economia globale «praticamente senza eccezioni», avverte l'organizzazione parigina. Italia inclusa, dove il Pnrr aiuterebbe gli investimenti e il recupero dei salari aiuterà i consumi. Ma su quello 0,6% «i rischi sono orientati al ribasso» a causa del fattore-dazi. Tante incognite Pesa la crisi dell'industria, e l'export in volume «è destinato alla stagnazione nel 2025» di fronte ai dazi e a una domanda debole anche in Europa. Il governo Meloni, con lo spread sotto 97, incassa oggi la promozione di Goldman che vede tre ragioni «per essere costruttivi sul debito italiano nel 2025»: gli aiuti europei del Pnrr sostengono le casse pubbliche, i tassi reali restano «circa 100 punti base sotto la media pre-pandemica» e il governo Meloni «è l'unico» degli «ultimi 20 anni ad aver guadagnato in popolarità nei 30 mesi successivi al suo insediamento». La crescita globale, nei numeri dell'Ocse, si fermerebbe al 2,9% nel 2025 e 2026 dopo aver superato il 3% durante ciascun anno dopo il 2020. Stati Uniti col freno Gli Usa tirano il freno a mano, quasi dimezzando la crescita dal 2,8% dello scorso anno ad appena l'1,6% del 2025: con l'aggravante che l'inflazione esacerbata dalla sovrattassa sull'import impedirebbe alla Fed di tagliare i tassi. La Cina ancora alle prese con la crisi immobiliare e con in più le politiche commerciali Usa frenerebbe dal 5% al 4,7% e poi al 4,3% nel 2026. L'Eurozona segnerebbe quest'anno un'accelerazione dallo 0,8% all'1%, trainata dalla tenuta di economie come la Spagna (2,4%). Ma per le venti economie dell'euro si tratta comunque di un peggioramento rispetto all'1,3% stimato lo scorso dicembre, prima dei dazi: pesano la Germania, che dal -0,2% del 2024 accelererebbe a +0,4%, ma meno del +0,9% indicato pochi mesi fa; dell'Italia, che da 0,7% del 2024 rallenta a 0,6% anziché accelerare a 0,9% come l'Ocse pensava a dicembre, dato poi limato a 0,7% a marzo; e infine della Francia, che da 1,1% del 2024 scende a 0,6%. --