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A Doha è arrivata l'ora più difficile. I negoziati indiretti tra Israele e Hamas possono mettere fine subito alle sofferenze del popolo di Gaza e dei 20 ostaggi vivi rinchiusi nei tunnel da 589 giorni, o crollare definitivamente, aprendo la strada all'offensiva di terra dell'Idf. Che porterebbe ancora più vittime e distruzioni nella Striscia, dopo le decine di morti contati negli ultimi 2 giorni e l'intensificazione dei raid israeliani che si appresta a lanciare l'operazione «Carri di Gedeone». Attacchi Le ondate di attacchi dei caccia di Tsahal, che preparano il terreno per l'ingresso delle truppe, hanno suscitato preoccupazione e condanna internazionale. A cominciare dal ministro degli Esteri Tajani, che chiede a Israele di fermare gli attacchi, alla Germania che teme per la vita dei rapiti e la catastrofe umanitaria nella Striscia, alle parole del primo ministro spagnolo Sanchez che sollecita «la pressione su Gerusalemme affinché fermi il massacro a Gaza». I leader arabi nella dichiarazione finale del vertice a Baghdad hanno esortato la comunità internazionale a intervenire per un cessate il fuoco e l'accesso degli aiuti al territorio palestinese. Le famiglie degli ostaggi ieri hanno raggiunto il comando militare dell'Idf a Tel Aviv per protestare contro l'intensificarsi delle operazioni militari, poi in serata migliaia di persone sono scese per strada chiedendo il ritorno degli ostaggi. Inizio che era già stato preannunciato come ultimatum a Hamas in coincidenza con la fine della visita di Trump in Medio oriente. Con una nota ufficiale il ministro della Difesa Katz ha fatto sapere che «con l'avvio dell'operazione a Gaza, la delegazione di Hamas a Doha ha annunciato la ripresa dei negoziati per un accordo sul rilascio degli ostaggi, contrariamente alla posizione di rifiuto assunta fino a quel momento». L'organizzazione fondamentalista ha confermato a Reuters la partecipazione a un «nuovo ciclo di colloqui» in Qatar. Secondo un alto funzionario di Hamas, Taher al-Nono, le parti stanno discutendo «di tutte le questioni, senza condizioni preliminari». In un'intervista a Sky News, Bassem Naim, capo del dipartimento politico del movimento a Gaza, ha affermato che Hamas si dimetterebbe dal potere per raggiungere la pace. Secondo la tv egiziana Al-Ghad, il vero incontro cruciale a Doha avrà luogo tra l'alto funzionario di Hamas Khalil al-Hayya, responsabile dei negoziati per conto dell'organizzazione islamista, e il primo ministro del Qatar al-Thani. Una fonte a conoscenza dei dettagli sui colloqui ha riferito al notiziario della tv pubblica israeliana Kan che il negoziato «sta procedendo, c'è la possibilità di una svolta nelle prossime 24 ore. Parole Si sta discutendo del rilascio di 10 ostaggi immediatamente, in una sola volta, contemporaneamente all'inizio di un cessate il fuoco di un mese e mezzo o 2. Il decimo giorno dell'accordo, Hamas fornirà un elenco con lo stato degli ostaggi sia vivi che morti. Inoltre, si discuterà della liberazione di circa 200-250 detenuti palestinesi, una questione che resta ancora da definire. Hamas insiste affinché gli americani forniscano garanzie più significative per una discussione sulla fine definitiva della guerra, anche se venisse concordato solo un cessate il fuoco parziale. «Netanyahu, se scopriamo che hai sabotato ancora una volta l'accordo, scateneremo una guerra totale contro il governo», ha minacciato Tsengauker, madre del rapito Matan. --