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Sandro Barberis / olevanoTutti assolti anche in appello dalle accuse di truffa aggravata e associazione per delinquere. Finisce con questa decisione della quarta sezione della corte d'appello del tribunale di Milano la vicenda della Biolevano per cui 13 persone erano finite alla sbarra con le accuse per l'appunto di truffa aggravata ai danni del Gse (Gestione servizi energetici) e associazione per delinquere. Assoluzioni che erano già arrivate in primo grado a Pavia, durante l'udienza preliminare. Ma c'era stato ricorso in appello della procura generale. la vicendaL'inchiesta aveva portato nel 2021 ad arresti e sequestri per 143 milioni di euro. Secondo l'ipotesi della procura la centrale aveva percepito per anni milioni di contributi dal Gestore dei servizi energetici per la produzione di energia pulita senza che fossero rispettati i requisiti della "filiera corta", che prevedono la provenienza del legname da una distanza massima di 70 chilometri dall'impianto. Sempre per l'accusa, il materiale arrivava da altre regioni e anche dall'estero. Contestazioni che avevano spinto il Gse, il gestore dei servizi energetici, e il Ministero delle politiche agricole e forestali, a costituirsi parte civile.le assoluzioniProsciolti, dunque, Pietro Franco Tali, di Milano, proprietario della centrale, e la stessa società Biomasse Olevano Srl. Proscioglimento anche per Bruno Covili Faggioli, all'epoca dei fatti presidente del consiglio di amministrazione della società (difeso dagli avvocati Michelangelo Melandri e Alessandra Stefano); Alberto Cugliero, di Torino, ex dirigente della Biolevano (avvocati Richetta e Imparato); Giancarlo Aghemo, socio-amministratore delle società Rosso Energy Srl, Rosso Commercio e Sara Officina (avvocati Nicola Menardo e Demetrio Cristofari); Simone Sguazzini, di Vigevano (avvocati Filippi e Bontempelli); Valerio Rosso e Sabrina Diato; le impiegate Sara Voglini, di Vigevano, e Federica Leone, di Cuneo; Matteo Spinelli, di Vigevano, difeso da Paolo Cervio. Prosciolti anche Giacomo Neri, Gabriele Sguazzini e Luca Brindisi, della società Forenergy. Nicola Menardo dello studio Weigmann e che difendeva alcuni imputati ha espresso «soddisfazione per la decisione della Corte di respingere la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura generale».--