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Leone XIV torna nella cappella Sistina all'indomani dell'elezione e celebra la sua prima messa con i cardinali, sia elettori che ultra-ottantenni. E sotto le volte michelangiolesche distilla un'omelia con al centro quel Cristo fulcro del maestoso Giudizio universale che giganteggia alle sue spalle. «Non mancano oggi i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto», dice papa Leone commentando il Vangelo, in una chiave da cui traspare molto della sua formazione e spiritualità agostiniana. «Anche oggi - ha proseguito - non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere», insiste. E «si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito». Spiritualità agostiniana Eppure, proprio per questo, richiama papa Prevost rimettendo in campo il proprio spirito missionario e la propria esperienza, «sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l'oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco». Ma la sua argomentazione è anche un richiamo all'umiltà a tutti i ministri della Chiesa, e prima degli altri a sé stesso, affinché ci si faccia «piccoli», addirittura si sparisca, per far emergere solo la figura di Cristo. Secondo papa Leone, infatti, «un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità» è «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l'opportunità di conoscerlo e amarlo». Sparire per Cristo «Dio mi dia questa grazia, oggi e sempre - aggiunge -, con l'aiuto della tenerissima intercessione di Maria Madre della Chiesa». E per essere ancora più chiaro, «dico questo prima di tutto per me, come successore di Pietro, mentre inizio la mia missione di vescovo della Chiesa che è in Roma, chiamata a presiedere nella carità la Chiesa universale», conclude. Prima di leggere l'omelia, in italiano, papa Leone pronuncia a braccio alcune parole in inglese, soprattutto per dire ai «fratelli cardinali»: «so di poter contare su ognuno di voi per camminare con me mentre continuiamo come Chiesa, come comunità di amici di Gesù, come credenti, ad annunciare la buona novella, ad annunciare il Vangelo, a dire che Cristo è il Figlio del Dio vivente». --