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Restare calmi, rimanere uniti. Per la partita con il Lecce allo stadio di Via del Mare, la più difficile tra le quattro che ancora rimangono da giocare, Antonio Conte da comandante saggio e soprattutto da grande esperto di calcio sottolinea i pericoli ai quali il Napoli può andare incontro. «È una partita importante per noi e per il Lecce, ma non è la più importante dell'anno. Mancano ancora quattro gare sia per noi che per loro» dice il tecnico della capolista. «Qualche scudetto - spiega Conte - l'ho vinto e sto cercando di fare qualcosa di inimmaginabile, di incredibile che potrebbe portare tanto entusiasmo. Ma non abbiamo fatto ancora niente. Il calcio lo conosco, bisogna fare attenzione. È un monito che rivolgo a tutto l'ambiente. Bisogna restare uniti, mancano ancora quattro partite. Oggi ci troviamo a giocarci lo scudetto. Deve essere un piacere e un orgoglio che dopo soli due anni il Napoli sia tornato a lottare per l'obiettivo più grande. Ma al tempo stesso non facciamoci male». A Lecce Conte è di casa. In quella città è nato ed è cresciuto. «È sempre una partita diversa dalle altre - ammette - Sono nato e diventato uomo a Lecce, sono leccese. I sentimenti che ho nei confronti di Lecce non me li potrà cambiare nessuno. Anche se vivo a Torino ho casa a Lecce, ho mamma, papà. Nell'anno sabbatico ho vissuto tanto a Lecce, lì ho i miei amici. In quello stadio e in quella società sono cresciuto, prima di andare altrove». Il Napoli è la squadra che in questo campionato è stata per più tempo in testa alla classifica. «Noi - sottolinea l'allenatore - siamo stati costanti. Ci sono stati dei periodi in cui abbiamo fatto sette vittorie consecutive e altri segnati da pareggi e a sconfitte, ma c'è stata sempre una costanza che serve se vuoi rimanere nella parte alta della classifica. È un dato effimero perché non conta come parti ma come arrivi e non conta se durante il percorso sei primo, ma soltanto come tagli il traguardo. Noi abbiamo l'opportunità di fare qualcosa di bello e inatteso». --