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Frena il lavoro a marzo e risale la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, mentre cala il numero degli inattivi, per cui più persone si rimettono in moto alla ricerca di un posto. I dati Istat fotografano una riduzione mensile degli occupati pari a 16mila (-0,1%), che riguarda solo le donne e gli under35. Tra le altre classi d'età, tra gli uomini e i dipendenti a tempo indeterminato il numero cresce. Il bilancio nei dodici mesi resta comunque positivo. All'indomani del primo maggio, che ha visto sotto i riflettori proprio la crescita del lavoro rivendicata dalla premier Giorgia Meloni con il milione di posti in più nei due anni e mezzo del suo governo e il tema della sicurezza portato in piazza dai sindacati, arrivano i nuovi dati dell'Istituto. Occupazione stabile Nonostante la riduzione mensile delle persone al lavoro, il tasso di occupazione a marzo rimane stabile al 63%, al top come a febbraio, ed il confronto annuo conferma la crescita degli occupati: rispetto a marzo 2024 se ne contano 450mila in più (+1,9%). L'aumento, in questo caso, riguarda sia gli uomini che le donne e gli over35, ma non gli under. Aumentano però anche le persone in cerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione sale a marzo al 6% (+0,1 punti rispetto al mese precedente) e ancor più quello giovanile (15-24 anni) che tocca il 19%, segnando un'accelerazione decisamente maggiore (+1,6 punti). Un livello quello del 6% al di sotto della media dell'Eurozona, dove la disoccupazione nello stesso mese risulta stabile al 6,2% (al 5,8% nell'Ue). Mentre fa peggio per la disoccupazione giovanile, che è al 14,2% nell'area euro (al 14,5% nell'Ue). Nel panorama contrattuale, i dati Istat confermano il boom dei posti stabili. Nell'arco dell'anno, a crescere di più sono ancora i dipendenti permanenti (+673mila) e, seppur a distanza, gli autonomi (+47mila), mentre calano i dipendenti a termine (-269mila). È «certamente favorevole il continuo aumento dell'occupazione a tempo indeterminato, elemento che ha sostenuto la crescita del prodotto lordo nel primo trimestre dell'anno», commenta l'Ufficio studi di Confcommercio, secondo cui «il lieve peggioramento registrato a marzo dai principali indicatori del mercato del lavoro non può destare preoccupazione». Dal fronte sindacale, però, si torna a puntare il dito sulla situazione di donne e giovani. L'Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso d'Europa, dice la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese: «Tante donne inattive e scoraggiate. Mamme costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita del figlio». Di qui l'appello a «fare di più» e a dire basta alle «lavoratrici fantasma». Così come l'appello a dire basta alle morti sul lavoro si è levato dalle piazze di Cgil, Cisl e Uil del primo maggio, da dove i sindacati ricordando le tante vittime sul lavoro, come la giovane Luana D'Orazio morta a 22 anni in una ditta tessile a Montemurlo (Prato) e i cinque operai che l'anno scorso hanno perso la vita in un incidente a Casteldaccia (Palermo), hanno rilanciato la necessità di misure più incisive per fermare queste tragedie, aumentare i controlli, rafforzare la prevenzione. --