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Chiaro e forte il presidente della Consulta Giovanni Amoroso - che ha illustrato alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l'ultimo anno di attività di 'giudice delle leggi' della Corte - ha detto, nella conferenza stampa che ha seguito la riunione straordinaria dei giudici costituzionali, che i provvedimenti dei giudici sono criticabili, anche in modo aspro, ma «non è accettabile, invece, che vi siano attacchi personali perché poi si finisce sul terreno scivoloso della delegittimazione della magistratura». Preambolo a queste affermazioni a difesa di giudici e pm è stato il richiamo alle «vicende dei cittadini di Paesi terzi», ossia il grande tema dei migranti e dei diritti, e alle diverse pronunce dei giudici. E come non ricordare la giudice della sezione migranti di Roma, Silvia Albano, finita sotto scorta per non aver convalidato i trattenimenti in Albania.Per quanto riguarda invece più strettamente il lavoro della Corte, e dunque non quello dei rapporti tra politica e magistratura, il presidente Amoroso è stato attentissimo a richiamare tutte le prerogative del Parlamento nel legiferare sui temi sensibili, come quello del fine vita per il quale manca ancora una legge, ricordando che la Consulta interviene con moniti e richiami più volte ripetuti, e poi, inascoltata, ha finito per dichiarare «non punibile la condotta di agevolazione al suicidio medicalmente assistito» delle persone che ricevono «trattamenti di sostegno vitale» anche da familiari e care-giver che hanno imparato le procedure dai sanitari. «Il riconoscimento di nuovi diritti spetta al Parlamento e anche la loro estensione appartiene alla dinamica della politica» ma «ai limiti generali del potere legislativo sono riconducibili il canone della ragionevolezza e quello della proporzionalità, l'uno e l'altro sempre più ricorrenti nella giurisprudenza recente», ha sottolineato Amoroso. Anche l'esecuzione della pena, ha ricordato il presidente, deve avvenire con l'obiettivo della rieducazione e «senza aggravamenti ulteriori». --