Un nuovo caso per l'ispettore Miranda
paviaI casi dell'ispettore Dario Miranda nascono sempre da spunti di cronaca vera. E non poteva che essere così visto che l'investigatore milanese che ama i parchi e la natura (c'è un parco co-protagonista in ogni romanzo) esce dalla penna di Daniele Bresciani, giornalista e romanziere, con un passato alla Gazzetta dello Sport, poi a Vanity Fair e Grazia (come vicedirettore) e oggi è responsabile dei contenuti editoriali di Ferrari. Domani mattina, alle 11, Bresciani sarà ospite della Biblioteca Universitaria di Pavia per presentare il suo nuovo romanzo giallo La lince sa aspettare. Il ritorno dell'ispettore Miranda (Bompiani, 2025). Dialogherà con la direttrice Antonella Campagna e con Alessandra Capone, che si occupa di acquisizioni e gestione dei documenti della biblioteca. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti.Miranda è milanese, come il suo creatore. Un ispettore di polizia che appassiona per le sue doti intuitive e per il suo lato umano. Quando il caso si fa complicato si rifugia in un parco, nella natura, per schiarirsi le idee. La lince sa aspettare è il sequel di altri due noir, Anime trasparenti (2020) e Testimone la notte (2022) che traggono ispirazioni da fatti di cronaca nera come le scomparse dei bambini («In Italia - fa notare Bresciani - ne sparisce uno ogni 48 nore») e il bullismo. «Questa volta ho sviluppato una storia che si riallaccia allo sbarco al porto di Bari, nel 1991, della nave Vlora carica di ventimila migranti albanesi» racconta Bresciani. La storia si muove su due binari: passa e presente. Da una parte lo sbarco di trent'annifa in Puglia e dall'altra l'attualità, nella Milano del 2021. Nell'estate dopo la seconda ondata di Covid si torna a respirare: la stagione dei matrimoni è aperta. In una cascina lungo il fiume Lambro dove è in programma un ricevimento, il ragazzo di sala cerca di far partire la ruota del vecchio mulino ma qualcosa la blocca: è il corpo di una donna uccisa in modo barbaro. Ed è solo il primo dei cadaveri sui quali l'ispettore Dario Miranda si trova a indagare. Una serie di uccisioni che, nella totale assenza di indizi, hanno due tratti in comune: il metodo disumano e la nazionalità delle vittime - tutte albanesi. Perché questa storia ha origini lontane, negli ultimi anni dell'incubo politico dell'Albania di Enver Hoxha, da cui era possibile fuggire soltanto mettendo a repentaglio la propria vita, via mare o attraversando montagne selvagge abitate dalle linci. --m.g.p.