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È un Calenda picconatore quello che va in scena al congresso di Azione che vede come special guest la premier Giorgia Meloni. L'ex ministro va giù pesantissimo e il bersaglio diretto è il campo largo e in primis il partito di Giuseppe Conte. Non è possibile stare in quel campo, è l'assioma di Calenda, se c'è anche M5S. «Mi chiedete perché non stiamo nel campo largo? - scandisce tra gli applausi - Noi non stiamo nel campo largo perché c'è un piccolo problema e rimane sempre lo stesso con il M5S: l'unico modo per averci a che fare è cancellarlo». Agli «insulti e attacchi a raffica per il sottoscritto e il M5S, da Meloni, Crosetto, Calenda», Conte replica: «Continuate pure, sono medaglie». Il leader di Azione, accusa l'ex premier, «si finge liberale a giorni alterni: per lui il M5S andrebbe cancellato. Che cultura politica è mai questa? Immaginatelo al governo intento a cancellare il M5S e i cittadini che la pensano come noi. Rispetto per chi è contrario al riarmo, Carlo, anche se hai l'elmetto da 3 anni». Gelo del Pd sulla posizione di Calenda col Nazareno che prova in qualche modo a difendere la sua linea «testardamente unitaria». A via Palermo, al congresso di Azione c'è Meloni, ma non Schlein. A rappresentare i vertici Dem è il capogruppo in Senato, Francesco Boccia, che invita Calenda a non scegliere la via della «testimonianza», ma quella della costruzione dell'alternativa. E questa «non si costruisce - scandisce il presidente dei senatori Dem - cancellando altre forze politiche, ma mettendo insieme i punti che ci uniscono che sono molti più di quelli che ci dividono». --