il ristorante di fortunago
FortunagoLa Pineta di Fortunago, uno degli indirizzi sinceri e genuini dell'enogastronomia del territorio, ha riaperto dopo una pausa. Una passione, quella per la cucina di chef Danilo Nembrini, nata da giovanissimo, quando ho scelto di fare il cuoco, piuttosto che stare in sala «perché stavo meglio ai fornelli, e mi esprimevo con libertà». Indeciso se frequentare la scuola alberghiera di Stresa o di Alassio, i due istituti per la ristorazione più importanti al tempo, sceglie la destinazione ligure. «Anni belli ma di grandi sacrifici», ricorda. E poi l'attività di famiglia, quella dove i salumi sono sempre buonissimi, il vino rappresenta le colline che circondano uno dei Borghi più Belli d'Italia del circuito pavese, e la valorizzazione del perimetro oltrepadano passa dal piatto. Il menù primaverile è pronto, anche se non mancano mai i salumi rigorosamente artigianali, i risotti della tradizione legati alla stagionalità (anche se il vero forte sono quelli con porcini e tartufi, anche estivi), i malfatti, piatto a denominazione comunale di Fortunago; gli agnolotti con i formaggi, e la pasta fresca: «Tagliolini, tagliatelle e pizze sono preparate con le farine dei Molini di Voghera. Persino la mozzarella è local: arriva dal caseificio Cavanna. E poi il vitello tonnato, così come l'insalata russa fatta in casa, quei piatti intramontabili, mai demodè, anche se «arrivano direttamente dal bagaglio culturale gastronomico di mio padre che ha lavorato in diverse gastronomie di Milano negli anni sessanta, dove trionfavano gelatine, aspic (queste non hanno conservato lo stesso fascino)». Una carta piccola, ma decisamente rappresentativa. --el.la.