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Maria Fiore/PAVIALa procura indaga sul groviglio di contratti e subappalti dei cantieri aperti a Pavia. Piazza della Vittoria e viale Lungoticino, dove ha operato anche la ditta Kaceli Srl di Alessandria, il cui titolare è ora indagato con altre sei persone per corruzione e truffa ai danni dello Stato, ma anche su altri lavori pubblici, come la rotatoria di viale della Libertà e il parcheggio di piazzale Oberdan. I finanzieri, che hanno acquisito un'ingente mole di documentazione e il contenuto dei telefonini degli indagati, vogliono esaminare la relazione tra le ditte che hanno vinto l'appalto e quelle che hanno poi eseguito i lavori, spesso solo in parte, come appunto la Kaceli Srl, i cui dipendenti ieri sono tornati al lavoro in viale Lungoticino, dopo una giornata di ferie forzate per le perquisizioni.E in piazza della Vittoria? «Lì abbiamo fatto solo un favore all'impresa che aveva preso i lavori, ho fornito alcuni operai che hanno eseguito la posa del porfido sulla piazza», spiega il titolare, Vasir Kaceli, 40 anni, da venti in Italia, finito sotto accusa per una serie di presunte irregolarità nei lavori pubblici da lui eseguiti anche in altri Comuni, come Giussago, Torrevecchia e Vidigulfo. «Accuse che mi offendono: ho sempre cercato di lavorare con onestà», aggiunge. La procura di Pavia, che ha perquisito il suo capannone e la sede della ditta, ad Alessandria, ipotizza che nello svolgimento di queste commesse, alcune finanziate con i fondi del Pnrr, siano stati commessi reati, come la falsificazione dello stato di avanzamento dei lavori e perfino promesse di denaro o altre utilità a tecnici e professionisti, per superare alcuni ostacoli.La procura sostiene che in piazza della Vittoria i lavori non sono stati eseguiti come da capitolato, sia per la qualità dei materiali che per la tecnica usata. «Abbiamo fatto male i lavori? Lo vedremo, nessuno è perfetto e possiamo migliorare, ci impegniamo ogni giorno. Ma essere messo alla berlina per questo non posso accettarlo. Intanto perché in piazza Vittoria abbiamo solo eseguito una minima parte di lavori, di posa del porfido. Ho solo fornito alcuni operai». Parliamo dell'altro intervento contestato: viale Lungoticino, dove lei ha preso in subappalto opere per oltre 380mila euro. La procura ipotizza che si è fatto dare 200mila euro per lavori non eseguiti. È così? «Non scherziamo. Invito gli inquirenti ad andare in cantiere e misurare ogni centimetro di marciapiede che è stato pagato. Forse scopriamo che la mia ditta deve prendere addirittura qualche soldo in più: abbiamo fornito i migliori materiali e con quantità maggiori rispetto a quanto preventivato. In quel cantiere sto ancora lavorando, non sono mica scappato con il denaro. Per altro è un cantiere difficile, ma abbiamo cercato di ridurre al minimo i disagi per la città».C'è anche l'accusa di corruzione. La procura dice che lei ha promesso qualcosa al direttore dei lavori, l'ingegnere Augusto Allegrini.«Ecco, questa è la parte che mi dispiace di più di questa storia: che sia gettato fango sulle persone che hanno lavorato con me. Con Allegrini non ho un rapporto di confidenza, l'ho visto due volte in cantiere: un professionista rispettabile. Non ho promesso nulla a lui né a chiunque altro. Per cosa poi? Mi sento offeso da queste accuse». Si parla di promesse di denaro anche per lavori in altri Comuni. «A Giussago abbiamo subito un controllo dell'Ats: ho solo detto al tecnico del Comune che se fosse arrivata una multa mi sarei fatto carico di pagarla. E ora entrambi finiamo indagati per questo? Assurdo. Anche per Torrevecchia e Vidigulfo: mi contestano cose che non ho nemmeno compreso». Conosce Alberto Righini? Lei ha preso in subappalto diversi lavori di appalti assegnati alle sue ditte. «Certo che lo conosco: un imprenditore che andrebbe premiato per quello che ha fatto per questa provincia». --