L'ex capo dei Ris di Parma vuole collaborare con la difesa

Il personaggioGARLASCO Luciano Garofano, biologo ed ex comandante del Ris di Parma, «ha dato la sua disponibilità» per essere nominato come consulente della difesa di Andrea Sempio nella riapertura delle indagini sul caso di Garlasco e, in particolare, sugli aspetti genetici. Lo ha spiegato l'avvocata Angela Taccia che assiste col legale Massimo Lovati il 37enne, la cui posizione era stata archiviata nel 2017 e di fatto pure nel 2020. I difensori auspicano che la comparazione del Dna prelevato giovedì a Sempio venga effettuata «con un accertamento tecnico irripetibile o con un incidente probatorio», a cui potrebbe partecipare anche il consulente difensivo. «Non conosco la consulenza prodotta dalla difesa di Alberto Stasi, che sarei curioso di leggere, ma posso dire che le tracce di Dna trovate sotto le unghie della povera Chiara non erano idonee per una identificazione personale», aveva commentato Garofano all'indomani della riapertura dell'indagine sul delitto di Chiara Poggi. «Sono sorpreso e incuriosito di leggere la consulenza e le conclusioni a cui arriva, ma le tracce di Dna che vennero prelevate sono e rimangono tali», sostiene Garofano, che da comandante dei Ris si occupò anche del delitto di Garlasco. Che il Dna utilizzabile fosse pochissimo lo sostenne anche il professor Francesco De Stefano, genetista che in occasione del processo d'appello bis disse che il materiale a disposizione era così degradato che «non era possibile - era l'opinione del professore riportata negli atti - fare alcuna considerazione né in tema di identità, né in tema di esclusione».«Quello prelevato all'epoca era un profilo incompleto e non c'è nuova tecnologia che tenga: le tracce - ribadisce - sono e rimangono tali. Può esserci una diversa interpretazione, magari più precisa, ma a mio avviso rimane sempre il limite di un profilo molto parziale». Garofano si sofferma anche sulle impronte di scarpe trovate accanto alla vittima nella casa. «Da quanto ho letto - dice - credo che la decisione della Cassazione di riaprire il caso sia condivisibile nella parte in cui critica il Gip per avere archiviato senza motivare in modo adeguato la questione delle impronte». --