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Dopo la risposta interlocutoria data giovedì da Vladimir Putin alla proposta di tregua, Washington e Mosca si dicono allo stesso tempo «cautamente ottimisti» sulla possibilità di mettere fine alle ostilità in Ucraina. E con un colpo da teatro, il capo del Cremlino lancia un segnale di apertura alla Casa Bianca accogliendo l'appello del tycoon a risparmiare la vita ai soldati ucraini che secondo la Russia sarebbero circondati nella regione di Kursk. Di tutt'altro tenore le dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che accusa Putin di volere «sabotare la diplomazia» e chiede a Trump di usare «la potenza dell'America» per «forzare» Putin a fermare le sue truppe. I VOLENTEROSI Mentre una valutazione da parte europea potrebbe arrivare oggi, quando è in programma una riunione in videoconferenza della cosiddetta coalizione dei volenterosi, convocata dal premier britannico. Un nuovo appuntamento, dopo quelli già tenuti a Parigi e a Londra, su cui l'Italia non ha ancora sciolto la riserva, con Giorgia Meloni che non avrebbe ancora deciso se partecipare o meno. La premier sta cercando rassicurazioni sul fatto che l'incontro non si focalizzerà sul possibile invio di peacekeeper in Ucraina. Un'idea lanciata da Macron e Starmer su cui Palazzo Chigi ha espresso da giorni «forte contrarietà». L'INVIATO A MOSCA Il giudizio positivo espresso dagli Usa e dalla Russia si riferisce ai risultati di un colloquio notturno avuto con Putin a Mosca dall'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Trump ha parlato di «discussioni molto buone e produttive», dicendosi convinto che vi siano «ottime possibilità che questa orribile e sanguinosa guerra possa finalmente giungere alla fine». Il segretario di Stato Marco Rubio, a margine dei lavori della riunione del G7 in Canada, ha detto che «molto lavoro resta da fare, ma c'è motivo di essere cautamente ottimisti». Parole identiche a quelle del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «È vero che c'è ancora molto da fare», ma ci si può permettere di essere «cautamente ottimisti». Non è dato sapere il contenuto del messaggio che il capo del Cremlino ha affidato a Witkoff perché sia consegnato a Trump. Ma Peskov è tornato sulla conferenza stampa di Putin per spiegare che non si è trattato di un rifiuto della proposta di tregua scaturita dopo l'incontro tra americani e ucraini a Gedda. «Il presidente ha detto di sostenere la posizione di Trump, ma ha formulato alcune domande a cui è necessario rispondere insieme», ha affermato il portavoce. Putin aveva parlato di «sfumature» che è necessario affrontare, tra le quali, chi dovrà dare l'ordine di cessare le ostilità e come avverranno i controlli sulla linea del fronte. Mosca chiede inoltre garanzie che l'Ucraina non approfitterà dei 30 giorni di tregua per riarmarsi e riorganizzarsi. NEL KURSK Alla vigilia Putin aveva detto che le truppe ancora presenti nella regione russa di Kursk, dove i suoi uomini hanno annunciato di aver liberato 28 insediamenti abitati nell'ultima settimana, erano ormai circondate, e aveva affermato che a loro non restava altra scelta che «arrendersi o morire». Trump ha confermato questa ricostruzione della situazione sul terreno, affermando che «migliaia di soldati ucraini sono circondati» e chiedendo «con forza al presidente Putin che le loro vite vengano risparmiate». Altrimenti, avverrebbe «un massacro orribile». L'esercito ucraino ha risposto che quello che dice il presidente americano non è veritiero e che «non c'è alcuna minaccia di accerchiamento». Ma il leader russo ha detto di avere accolto l'appello del tycoon: «Se gli ucraini depongono le armi e si arrendono immediatamente, avranno garantita la vita e un trattamento dignitoso», ha assicurato. --