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Nel 2024 la crescita dell'economia si ferma allo 0,7%. Tre decimali in meno dell'obiettivo fissato ufficialmente dal governo. Meglio del previsto invece deficit e debito. L'Istat certifica così lo stato dei conti pubblici dello scorso anno. Lo scenario Un quadro accolto con soddisfazione dal ministero dell'Economia che, tuttavia, non nasconde le incertezze che gravano sulla crescita futura. «I dati Istat confermano, come da sempre sostenuto con convinzione, che la finanza pubblica è in una condizione migliore del previsto», afferma il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti. «L'avanzo primario certificato dall'Istat è una soddisfazione morale. La crescita corrisponde a quella che avevamo aggiornato a dicembre», spiega il ministro, che definisce il quadro «confortante» e «ragione di soddisfazione». Giorgetti tuttavia non nasconde qualche preoccupazione: «Ma - avverte - non possiamo fermarci, ora la sfida è la crescita in un contesto assai problematico non solo italiano ma che coinvolge tutta Europa». Il ministro aveva lanciato l'allarme già nei giorni scorsi, parlando di recessione «all'orizzonte» e di una «situazione di grande incertezza» in cui la crescita in Europa e in Italia rappresentano un «grande punto interrogativo». Nel Piano strutturale di bilancio a settembre il governo aveva fissato l'obiettivo ambizioso di un Pil al +1,2% quest'anno e al +1,1% il prossimo. Ma le prospettive sono cambiate e lo stesso Giorgetti ha aperto ad una revisione delle stime: «Per il 2025 e 2026 dovremo sicuramente aggiornare le previsioni macroeconomiche, lo si fa ogni anno, lo dobbiamo fare a maggior ragione adesso», ha spiegato. I dettagli Tornando al 2024, la fotografia scattata dall'Istat mostra una crescita leggermente più alta rispetto alla prima stima diffusa con le rilevazioni trimestrali a fine gennaio (+0,5%): il Pil segna un +0,7%, allo stesso livello del 2023, ma meno del +1% fissato dal governo nel Psb. Sul fronte dell'offerta, il valore aggiunto ha segnato crescite in agricoltura (+2,0%), nei servizi (+0,6%) e, in misura inferiore, nell'industria (+0,2%). Completano il quadro di finanza pubblica il deficit al -3,4%, che cala (dal -7,2% del 2023) più di quanto stimato dal governo (-3,8%), e il debito al 135,3% del Pil, con un aumento (dal 134,6%) inferiore al previsto (135,8%). Cresce di un punto percentuale la pressione fiscale: al 42,6% dal 41,4% del 2023. Uno scenario che agita le opposizioni. «I dati ci dicono che l'Italia si è fermata e che le tasse aumentano», va all'attacco Francesco Boccia del Pd. La «narrazione ottimistica» di Meloni viene «sbugiardata» dai dati, dice Angelo Bonelli di Avs. «Questo governo di sovranisti aumenta le tasse e fa male all'Italia. Bisogna mandarli a casa prima possibile», è tranchant Matteo Renzi, leader di Iv. --