A MuseoCity una settimana per Carlo Mo

m. grazia piccalugaHa una linea sinuosa, con il lungo schienale in legno intagliato, la sedia-scultura Chip, progettata negli anni Novanta da Carlo Mo per Tecno. Sarà la protagonista dell'esposizione creata all'interno della sede Tecno in occasione di Milano MuseoCity, la manifestazione diffusa che si tiene dal 2 all'8 marzo, promossa dal Comune di Milano in collaborazione con l'associazione MuseoCity ETS, grazie alla quale la città valorizza il proprio patrimonio artistico, storico e culturale. Tecno, con il patrocinio del Comune di Pavia, ospita per una settimana la Mostra Permanente Carlo Mo, dedicata all'incontro tra Arte e Design in cui la storica sede di piazza XXV Aprile apre le porte alle opere più significative dell'artista pavese. Orario di apertura: 10-18. Mo è rappresentato in molte sue sfaccettature: sculture, microfusioni, disegni e bozzetti di grandi opere. Un percorso che esprime l'evolversi dei materiali da lui usati per la continua ricerca tra forme e superfici: dal filo di rame, che iniziò ad usare non avendo più carta per disegnare, dove il vuoto diviene pieno, all'uso del corten, fino a quello dell'acciaio saldato e scatolato. Un piccolo archivio di un artista a tutto tondo.«Un dialogo tra creatività e innovazione da cui nasce Chip, la seduta progettata da Carlo Mo per Tecno, collezione ABV 1991- spiegano i curatori della mostra -. Non una scultura su cui sedersi, ma la visione dell'artista di un arredo in cui ritrovare se stessi e che suggella in modo definitivo il grande rapporto di Mo con l'arte africana».Artista eclettico, pittore, scultore, grande disegnatore, come sanno bene i suoi allievi del Naba dove insegnò per molti anni, Mo è partito per il Centro Africa dopo la guerra iniziando così a stabilire un rapporto stretto tra arte e natura. Nel 1953 è tornato a Pavia e vi si è stabilito definitivamente. In via Mascherpa ci sono la sua casa e il suo studio, trasformato in un museo permanente, curato da Paola Mo. Entrando non si può che pensare ciò che scrisse di lui Kengiro Azuma: «La scultura di Carlo Mo è la sua poesia». --