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m. grazia piccalugaE' il 1973. Sergio Alberti, poco più che trentenne, tiene la sua prima personale alla galleria PaviArte, all'epoca nella chiesa sconsacrata di via Bossolaro.«Un pomeriggio noto un signore distinto che si soffrerma davanti a una mia opera - racconta oggi l'artista - Era una delle mie prime scomposizioni frammentarie ancora in legno, aveva da poco vinto il premio nazionale Città di Seregno». Quel signore distinto era il 47enne Marco Fraccaro, rettore del collegio Cairoli di Pavia. E quel giorno è diventato anche il primo collezionista ad aver comprato un'opera di Alberti. Sergio Alberti e Marco Fraccaro si sono sempre dati rispettosamente del lei, ma la loro amicizia è durata tutta la vita, fino alla scomparsa, nel 2008, del rettore, genetistaall'Università di Pavia.Domani, alle 17.30, nell'aula magna del collegio Cairoli lo scultore Sergio Alberti sarà il protagonista del nuovo appuntamento della rassegna Un artista. Un'opera. Una collezione a cura di Andrea Zatti, Giosuè Allegrini e Cristina Fraccaro: una serie di incontri con gli artisti che hanno esposto in Collegio a partire dal 1971, anno della prima mostra voluta dal rettore Marco Fraccaro.Una collezione di 1500 opere«L'attività del Collegio Fratelli Cairoli legata all'arte contemporanea ha inizio nel 1971 con la rassegna Tool Ricerche Interlinguistiche - spiegano i curatori - e prosegue tutt'ora, avendo consentito di esplorare varie forme espressive del Secondo Novecento, in oltre mezzo secolo di storia. Ha ospitato 325 mostre, raccogliendo complessivamente 1500 opere, frutto di donazioni di artisti e collezionisti, e 12mila testimonianze documentali ad esse correlate. Un patrimonio unico, da un punto di vista culturale e storico-scientifico, che rende il Collegio tra i punti di riferimento nazionali, in ambito verbovisuale, oltre che significativa enclave dell'Arte Contemporanea».«Fraccaro è stato un pioniere - racconta Sergio Alberti che domani ripercorrerà per immagini il suo lungo e ricco percorso artistico iniziato negli anni '60 del Novecento all'Accademia di Brera come allievo di Francesco Messina e poi all'école des Beaux Arts di Parigi - Già negli anni '70 aveva allacciato un rapporto con la poesia visuale. L'incontro di domani è un'occasione per ricordare una figura che ha rappresentato per la città un momento culturale significativo. Meriterebbe una maggiore attenzione». Il busto in bronzoIl collegio Cairoli custodisce un'opera che suggella in modo speciale l'amicizia tra l'artista e il collezionista: un busto di Fraccaro, realizzata quando il rettore stava per lasciare il collegio. «Non è nata su commissione - chiarisce Sergio Alberti -. Un giorno, prima di andare in pensione, Fraccaro mi dice: "Sarebbe bello che lasciasse una sua opera qui". Io ci ho pensato un po'. In collegio, in aula magna, c'era già un ritratto del padre Plinio (che fu rettore dell'Università, ndr). In studio avevo una serie di ftrammenti in gesso realizzati per una scultura che poi non avevo portato a termine. Mi è venuta l'idea di assemblarli dando loro un volume pieno e aggiungere una testa». La testa di Marco Fraccaro con un paio di occhiali spezzati, un richiamo all'ultima ricerca frammentaria nell'arte di Alberti. «Ho trascorso molte ore nel suo studio ad osservare il movimento, la postura, il temperamento - prosegue Alberti - Ho modellato il suo ritratto in creta, poi ho fatto il calco in gesso, posizionandolo sui frammenti e dandogli quella torsione del busto sporto in avanti che gli era propria». quando Fraccaro ha visto il busto si è commosso. «Si è visto in questo mistero plastico che contiene tutta la mia esperienza» dice lo scultore. Un'opera così speciale che nel 2008, alla morte del rettore, gli ex studenti e il successore Graziano Leonardelli hanno voluto fonderla in bronzo. --