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Giorgia Meloni non crede nell'idea di Macron di schierare truppe europee di interposizione in Ucraina, che il presidente francese ha sostenuto anche nel faccia a faccia con Trump alla Casa Bianca. «Non è la soluzione più efficace», spiegano da Palazzo Chigi, dove si valuterebbe «una missione internazionale sotto l'egida dell'Onu in un contesto di pace». Italia La «disponibilità» italiana a questo scenario è confermata anche da Tajani. Mentre l'altro vicepremier, Salvini, frena. «Nessuno ci ha chiesto neanche un soldato. Quando ce lo chiederanno ne parleremo - spiega il leader della Lega -. Noi abbiamo già migliaia di soldati italiani in giro per il mondo, prima di mandarne altri sarei molto cauto». Lo scenario, si ragiona in ambienti di maggioranza, sarà più chiaro il 6 marzo, quando è in programma il Consiglio europeo straordinario proprio sull'Ucraina e sulla difesa europea. E nel frattempo si attendono le prime mosse del cancelliere in pectore Merz, da cui si potranno intuire le intenzioni del suo governo, destinato a «virare verso destra». Intanto si è preso la scena proprio Macron, con la sua missione a Washington e prima ancora i 2 summit a Parigi: iniziative che hanno generato qualche nervosismo ai piani alti del governo. «Ma il protagonismo di Macron - assicurano i meloniani - è la nostra ultima preoccupazione. Dovremmo tutti cercare di alzare lo sguardo, in questo frangente delicato non ci sono problemi di protagonismi e gelosie». Meloni Intanto Meloni ha ringraziato il presidente americano per gli elogi nei suoi confronti, pronunciati nello Studio Ovale accanto al presidente francese. La premier ha dato la sua disponibilità per il summit di domenica a Londra, dedicato al rilancio di un progetto di difesa comune. E nelle prossime ore parteciperà, assieme agli altri leader Ue, a una videoconferenza in vista del vertice. E in questa occasione Macron illustrerà un resoconto della sua visita alla Casa Bianca. A Roma hanno già bocciato la sua idea di schierare delle truppe di interposizione. Nella convinzione che diversi altri Paesi sosterranno la stessa posizione. «Non c'è mai stata - osserva il sottosegretario Fazzolari - una forza di interposizione internazionale tra due eserciti di questa portata. Da entrambi i lati ci sono più di un milione di soldati armati e non vedo bene quale sia la forza di interposizione tra questi due eserciti». Tajani conferma che «se si deve fare una zona cuscinetto bisogna mandare delle truppe sotto la bandiera Onu, e nel caso ci può essere anche una disponibilità italiana, come c'è per la Palestina, ma sempre con la corresponsabilità di tutti». Si tratta di uno scenario non immediato. Ma la Lega già predica «cautela». --