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Sandro Barberis / paronaLa sede dell'ex Clir a Parona, costruita nei primi anni 2000 e finita nella liquidazione della società intercomunale fallita nel 2022 è stata comprata. A rilevarla una società con sede a Vigevano e attiva nel settore dell'edilizia, in particolare degli scavi. «Ci risulta l'acquisizione e l'area è già stata pulita rispetto a prima», conferma il sindaco di Parona, Massimo Bovo. la cessione all'astaLa vendita della sede, avvenuta all'asta, ha fruttato alcune centinaia di migliaia di euro. Solo una minima parte dei debiti del Clir che ammontano ad oltre 6,5 milioni di euro. Per la sede del Clir era stata redatta anche una perizia affidata dal curatore fallimentare Andrea Nannoni ad un architetto di Milano, Yael Anati. Secondo i conteggi dell'esperto l'area ampia oltre 3.800 metri quadri avrebbe un valore teorico commerciale di oltre un milione di euro, ma decisamente inferiore sul mercato. Perchè, come si legge nella perizia, «lo stato di manutenzione del fabbricato non è buono, l'immobile è stato vandalizzato e un futuro acquirente dovrà fare eseguire lavori di manutenzione straordinaria non indifferenti per renderlo funzionale e a norma - spiega l'architetto Anati -. Sarà poi necessario procedere con una sanatoria per regolarizzare i fabbricati, le tettoie e le aree pavimentate. Inoltre il compendio immobiliare non è dotato di agibilità e il collaudo strutturale risulta parziale». Intanto continua l'iter fallimentare del Clir, che aveva come principale socio il Comune di Mortara (tramite As Mortara, 13,9% delle quote ) ed altri 41 Comuni soci. E proprio ai soci continuano ad arrivare richieste di denaro dal curatore fallimentare. Ad esempio negli scorsi giorni Mortara si è vista recapitare un conto da 314mila euro per aumenti tariffari del 2020. Aumenti che il Comune allora non aveva pagato dato che non aveva recepito l'aumento tariffario. Negando poi in quel periodo di essere creditore del Clir. Già lo scorso anno il curatore fallimentare del Clir aveva inviato ai Comuni soci, compresi quelli che se andarono per primi come Robbio e Cilavegna pur mantenendo le quote societari, richieste di arretrati per oltre un milione di euro. --